• Cultura
  • mercoledì 10 luglio 2013

Il rapimento di Paul Getty

Era il nipote dell'uomo più ricco del mondo e venne rapito dalla 'ndrangheta a Roma nel 1973, con un episodio macabro che si ricordano tutti

Il 10 luglio 1973, John Paul Getty III, nipote dell’uomo che era stato il più ricco al mondo, venne rapito a piazza Farnese a Roma. Fu un caso che per cinque mesi rimase sulle prime pagine di tutti i giornali italiani e culminò in un gesto macabro destinato a rimanere per molto tempo nell’immaginario comune: i rapitori tagliarono l’orecchio destro dell’ostaggio – che aveva 16 anni – e lo inviarono a un giornale per convincere la famiglia a pagare il riscatto.

John Paul Getty III
Una battuta che circolava ai tempi del rapimento diceva che i rapitori sapevano dove trovare i soldi meglio dell’anagrafe tributaria. Paul Getty, infatti, non dava l’impressione di appartenere a una delle famiglie più ricche del mondo. Nell’estate del 1973 aveva 16 anni ed era da poco stato espulso dalla scuola privata dove studiava, a Roma. I giornali lo descrissero come «un giovane bohémien» che frequentava nightclub, manifestazioni di sinistra e faceva una vita da hippie. Apparentemente, per guadagnarsi da vivere, vendeva per strada piccoli gioielli o dipinti creati da lui, e faceva la comparsa cinematografica a Cinecittà.

A Roma Paul Getty viveva con la madre, Gail Harris. Il padre, John Paul Getty Junior, dopo aver diretto per anni la divisione italiana dell’azienda petrolifera di famiglia, aveva abbandonato tutto per girare l’Europa con la sua nuova moglie. Il nonno era John Paul Getty, fondatore e proprietario della Getty Oil. Quando il rapimento di Paul arrivò su tutte le prime pagine, i giornali dell’epoca descrissero suo nonno come un uomo riservato ed estremamente avaro. Nel 1966 il Guiness dei primati lo aveva nominato uomo più ricco del mondo.

Il rapimento
La notte del 10 luglio 1973 il giovane Paul Getty non tornò a casa. Dopo due giorni sua madre ricevette una telefonata dai rapitori che le chiedevano 17 milioni di dollari per liberare suo figlio. Quando andò a denunciare il rapimento la polizia non le credette e non le credette nemmeno il nonno di Paul. Lei stessa raccontò che quando al telefono gli chiese di pagare il riscatto, il nonno di Paul le rispose: «Vai a cercare i soldi a Londra», dove all’epoca, viveva il padre di Paul.

Nei primi giorni del sequestro la polizia, la stampa e gran parte della famiglia di Paul Getty sospettarono che il rapimento fosse uno scherzo oppure un trucco: un finto rapimento per ottenere dei soldi dal nonno. Con il passare dei giorni i rapitori chiamarono molte altre volte. Arrivò una lettera di Paul in cui pregava la madre di trovare i soldi per il riscatto, altrimenti sarebbe stato ucciso, e arrivò anche una minaccia di inviare alla famiglia un dito del ragazzo, per provare che fosse ancora vivo.

Lentamente, anche la stampa cominciò a dare credito alla tesi del rapimento. In particolare Il Messaggero, il quotidiano di Roma che all’epoca si occupava molto di cronaca, cominciò a dare all’evento una copertura sempre maggiore. Il vecchio Getty continuò a rifiutarsi di pagare. Disse che aveva 14 nipoti e che se avesse pagato «anche un solo penny»  prima o poi sarebbero stati rapiti tutti.

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