Che a noi le cose facili ce fanno schifo

Uno dei momenti alti del campionato della Roma in un anno con molti bassi, nel nuovo libro di Diego Bianchi e Simone Conte

È uscito per Isbn Edizioni Kansas City 1927 Anno II. Dalla Z di Zeman alla A di Andreazzoli di Diego Bianchi e Simone Conte, con le illustrazioni di Zerocalcare. Il libro – seconda puntata di un’idea nata l’anno passato con molto successo – raccoglie le schede pubblicate ogni settimana su Facebook che descrivono le partite della Roma nel campionato 2012-2013, iniziato con grandi aspettative per il ritorno di Zeman come allenatore, proseguito con la sua sostituzione con Andreazzoli a metà campionato, e finito male con la sconfitta in finale di Coppa Italia contro la Lazio.

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A Bomba Intelligente (Roma-Juventus 1-0)

Che a noi le cose facili ce fanno schifo.
O tutto o niente.
O vetta o abisso.
O bianco o nero.
O bianconero.

Se rivede la difesa a tre, che ignorando Genova e recuperando il precedente de Firenze ce fa soride.
Se rivede Poropiris nella difesa de cui sopra, il che trasforma il soriso in quarcosa de più simile a na mezza paresi.
«Che è oh, nsei contento? Che è quaa faccia»
«No no che scherzi, so contento, Piris è sinonimo de sicurezza, poi a tre è er suo, ce giocava da piccolo nel Rosario Fiorello Central, è solo er freddo che iriggidisce i muscoli».
È pure er giorno dell’esordio dall’inizio de Torosidis, pe l’amici Er Kierika, pei nemici Porosidis, pe noi uno che sostanzialmente deve core na cifra e nun fa cazzate.
Ma soprattuto è er giorno dell’esordio der paraculo riscaldamento a domicilio, pratica suggerita da spin doctor in pausa da campagna elettorale, che non consiste nella capillare diffusione de stufette porta a porta, ma in una serie de esercizi aerobici prepartita da svorgese sotto Mamma Curva.
Madre Sud accoje i fii scapestrati proprio come se fa cor fio che torna tardi a casa, prima mpo’ sule sue perché mpo’ te lo deve fa pesà e perché s’era preoccupata, ma poi t’abbraccia e nte lascia più, e se te molla è solo pe guardatte camminà sule zampe tue.
Ce sta Ercapitano e ce sta Capitan Pio, ce sta er Cipolla che se deve fa na cifra perdonà, ce sta Ladolescente che è l’unico che ha giocato bene na settimana fa, ce sta Bosnia Capoccia e ce sta Franco, l’unico che non teme fischi.

I segnali ce stanno tutti. Ma noi de segnali positivi e de relative disillusioni ce venimo ar mondo e ce crepamo ner giro de 24 ore da secoli, quindi il tutto rimane confinato a un diffuso e malcelato senso de vago ottimismo da tené er più possibile a bada.
Se parte e quello che de solito viene accompagnato co na vena de insofferenza assurge a motivo de speranza ner domani, co discrete prospettive pure pe er dopodomani: «Ao, 10 minuti e stamo ancora zerazzero».
Memori dell’andata, dopo artri 10 a reti imbiancate stamo carichi. «Ao 20 minuti e niente massacro! Daje!» Anche perché er nemico a strisce schierato oggi nun pare animale feroce ma bestia domestica, che po comunque esse un discreto dito ar culo, ma quantomeno nte lascia co la panza sgarata in mezzo ala savana.
Anzi, de sgarato, dopo 18 minuti, ce sta solo lo stinco delo svizzero meno neutro sgravato dale mucche viola, quello cor nome da sussidiario de geografia (e comunque prima o poi ci andremo a Vaduz, armeno pe vedé se esiste davero) che capisce tosto l’ammonimento da ammonizione de Capitan Palloppiede.
Noi semo puliti, quadrati, ordinati, precisi quanto lo po esse un naufrago che ha toccato tera pe grazia ricevuta, discretamente propositivi, mai veramente pericolosi, ma manco mai in vero pericolo.
Ovviamente, manco er tempo de dillo, ma anche solo de permettese de pensallo, e il pericolo se manifesta.
Punizione dala mattonella de Pirlo.
L’ideale pe «la maledetta de Pirlo».
L’ideale pe fa dì a Caressa sta cazzata dela maledetta de Pirlo.
Guarda caso batte Pirlo.
Gne se po nasconne niente a Pirlo.
Che lui non è solo indomito barzellettiere, imitatore, ballerino, ventriloquo, cabarettista a tutto tondo, performer burlesque, trapezista circense, depositario della Sacra Verve, ma è proprio svejo de suo.
L’omo che sussurava ai cavalli «deprimemose ar passo» scaja verso la porta na palletta de veleno che pare nata apposta pe annà a stirà le zampe all’angoletto basso.
Franco vola e stavorta non c’ha sorprese a attendelo all’atterraggio. La manonitudine vince sulla velenitudine, na parata de Cristo. Che, come scritto e rappresentato sur Vangelo de Panini, tra un miracolo e l’artro giocava in porta.

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