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  • martedì 28 Maggio 2013

I 75 anni di Jerry West

Lo conoscete anche se non sapete che fu una fortissima guardia dei Lakers negli anni Sessanta: è il giocatore disegnato nel logo della NBA

Allo Staples Center, il palazzetto dove gioca la squadra di basket NBA dei Los Angeles Lakers, sono appese le maglie ritirate di 9 grandi giocatori che hanno fatto la storia della squadra. Una di queste è quella di Jerry West, numero 44, che oggi compie 75 anni e che per circa 40 anni ha rappresentato i Lakers, prima come giocatore e poi come allenatore e dirigente. La storia di West è molto interessante e curiosa: oltre a essere stato uno dei più forti e particolari giocatori di basket degli anni Sessanta, West è anche il giocatore raffigurato nel logo della NBA – quello blu, rosso e bianco – introdotto come simbolo della lega alla fine della stagione 1968-1969. Nel corso degli anni quel logo è diventato famosissimo in tutto il mondo, ma ha anche generato diverse polemiche.

Coma è nato il logo NBA, e le polemiche
Il logo della NBA fu progettato nel 1969 da Alan Siegel, fondatore dell’importante agenzia di marketing Siegel&Gale, un esperto di loghi e grande appassionato di basket. Erano gli anni in cui la NBA era in competizione con la ABA (American Basketball Association), l’altra lega di pallacanestro statunitense: per cercare di attirare tifosi, giocatori e sponsor la dirigenza della NBA decise di introdurre un logo che rappresentasse la lega, come aveva fatto la Major League Baseball l’anno precedente. Siegel raccontò di essere stato incaricato per questo lavoro da Walter Kennedy, l’allora commissario della lega, che gli suggerì di prendere ispirazione proprio dal logo molto semplice del campionato di baseball: era blu, rosso e bianco e mostrava la figura di un giocatore pronto a battere. Siegel raccontò di avere trovato la foto di West, che poi utilizzò per il logo, sulla rivista Sport Magazine: era stata scattata dal fotografo Wen Roberts e mostrava West durante un’azione di gioco mentre palleggiava verso canestro con la mano sinistra. «Era perfetta», disse poi Siegel. «Era verticale e trasmetteva il senso del movimento».

A Kennedy la foto piacque e anche il logo: quando venne introdotto e pubblicizzato nessuno chiese chi fosse il giocatore raffigurato. Questo si rivelò un problema negli anni a venire: David Stern, l’attuale commissario della NBA, in passato aveva detto di non sapere se il giocatore nel logo fosse effettivamente West. Secondo Siegel la riluttanza della dirigenza a riconoscere la figura di West è legata a motivi economici: «Vogliono istituzionalizzare l’immagine. È diventata una figura onnipresente, classico simbolo e punto focale della loro identità e delle licenze che non necessariamente deve identificarsi con un solo giocatore».

Chi è Jerry West
Jerry West giocò nei Los Angeles Lakers, che fu anche l’unica sua squadra professionistica, dal 1960 al 1974. Durante le 14 stagioni ai Lakers giocò nel ruolo di guardia tiratrice e divenne molto famoso per il suo “arresto e tiro”, movimento che eseguiva con grande eleganza e con grande precisione. Fu uno dei giocatori più forti della NBA degli anni Sessanta, e contribuì in maniera decisiva a mantenere i Lakers sempre ai vertici del campionato: fu anche il terzo giocatore nella storia della NBA a raggiungere quota 25mila punti, dopo Wilt Chamberlain e Oscar Robertson. Partecipò a moltissime edizioni dell’All Star Game, la manifestazione sportiva che si tiene tutti gli anni a cui partecipano i giocatori più forti e apprezzati della lega. Guidò i Lakers alle finali NBA per nove volte, dando vita a delle sfide molto sentite contro i grandi rivali del tempo, i Boston Celtics. Era soprannominato “Mr. Clutch” (Mr. Pressione), per la sua freddezza nei momenti decisivi delle partite: uno dei suoi canestri più importanti da “Mr. Clutch” fu quello che realizzò da oltre metà campo all’ultimo secondo di gara 3 dei playoff contro i New York Knicks nel 1970.

West era considerato da molti un perfezionista. Dopo una partita in cui fece 16 su 17 al tiro dal campo, 12 su 12 ai tiri liberi, 12 rimbalzi, 12 assist e 10 stoppate – che in NBA è la rarissima “quadrupla doppia”, cioè quando queste quattro voci (o in alternativa a una di queste, quella dei recuperi) dello score raggiungono la doppia cifra – West disse al National Sports Daily: «In difesa, dal punto di vista della squadra, non mi sento di aver giocato molto bene. Raramente sono stato soddisfatto di come ho giocato». West era conosciuto anche per la sua altissima tolleranza al dolore fisico: si ruppe il naso ben nove volte, e in più di un’occasione si presentò all’inizio della partita fisicamente debilitato, terminandola poi con 30 o 40 punti segnati. Era anche molto rispettato dagli avversari: dopo la dura sconfitta contro i Boston Celtics nelle finali NBA del 1969, John Havlicek, giocatore dei Celtics, si avvicinò a West, e gli disse: «Jerry, ti voglio bene».

Nonostante molte finali dei playoff giocate con i Los Angeles Lakers, West vinse un solo titolo da giocatore, nel 1972, mentre ne vinse 7 come dirigente dal 1982 al 2002. Insieme alla nazionale statunitense West conquistò anche l’oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960. Ottenne anche molti riconoscimenti importanti: nel 1979 fu incluso nella “Naismith Memorial Basketball Hall of Fame”, uno dei massimi riconoscimenti della pallacanestro internazionale; nel marzo 2008 la ESPN, importante emittente sportiva statunitense, lo votò come terza guardia tiratrice più forte di tutti i tempi. Uno dei suoi più grandi meriti fu la costruzione, negli anni Ottanta, di una delle squadre più forti della NBA di sempre, quella con Magic Johnson e Kareem Abdul Jabbar come giocatori e Pat Riley come allenatore.

Cosa ha detto West della polemica sul logo
Nell’aprile 2010 Jerry Crowe, giornalista del Los Angeles Times, raccontò qualcosa di più della reazione di West di fronte alla polemica con la lega sul logo NBA:

«West, che si era detto “imbarazzato” a commentare la questione del logo dato  che la NBA non aveva confermato che fosse lui, ricorda che quando vide il logo per la prima volta pensò: “Assomiglia a qualcuno di famigliare”. Siegel, un abbonato dei Knicks per più di 30 anni, ha detto di avere incontrato West due volte, una in un ristorante di Los Angeles e più recentemente a una partita dei Lakers allo Staples Center. Sull’incontro al ristorante Siegel ha detto: “Mi presentai e gli dissi che ero stato io a disegnare il logo. E lui disse, “Chi era il commissario?”, io risposi “Kennedy”, e lui disse “Ok”, e andò avanti a mangiare il suo pranzo.»

Nella sua biografia “Jerry West: The Life and Legend of a Basketball Icon”, scritta da Roland Lazenby e pubblicata all’inizio del 2010, West non va oltre al fatto di dire scherzosamente: “Sono io il logo”. Recentemente alcuni hanno suggerito che il logo dovrebbe essere aggiornato, per rappresentare Michael Jordan. «Buon per me», disse West. Ma nel 2010 Siegel si disse contrario: il giocatore nel logo non può essere un giocatore moderno, ma «un’immagine classica».