Il capitalismo responsabile secondo Ed Miliband

Il leader del partito laburista britannico ha fatto un bel discorso a un evento annuale di Google, spiegando perché l'azienda dovrebbe smettere di aggirare le tasse

Il segretario del partito laburista britannico, Ed Miliband, è intervenuto il 22 maggio al “Big Tent”, evento annuale organizzato da Google nel Hertfordshire, nel Regno Unito. Miliband ha fatto un discorso importante, criticando tra le altre cose i tentativi di Google di eludere il fisco – argomento di cui si sta parlando negli ultimi giorni anche in relazione ad altre aziende, tra cui Apple, che hanno usato stratagemmi legali per evitare di pagare le tasse sui ricavi realizzati all’estero. Bisogna fare delle scelte, ha detto Miliband: si può decidere di essere come Montgomery Burns, il direttore cattivo di una centrale nucleare nei Simpson, oppure si può mettere su un’azienda equa in cui il potere è diffuso e ciascuno accetta le proprie responsabilità nei confronti degli altri. Il sito di Europa ha pubblicato la traduzione integrale del discorso di Ed Miliband.

È bello essere qui nella Big Tent di Google. Voglio cominciare mostrandovi quattro fotografie e chiedendovi di indicare qual è quella fuori posto, perché riguarda il tema del mio discorso: che tipo di futuro vogliamo costruire.

Il primo è mio padre, Ralph Miliband, uno studioso marxista. Il secondo è Willy Wonka, quel genio del proprietario della Fabbrica di cioccolato, che alla fine la regala alla famiglia di Charlie. La terza è Margaret Hodge, la presidente laburista della Commissione bilancio che, come sapete, è stata molto critica nei confronti di Google negli ultimi giorni. E l’ultima foto è di Google, col vostro slogan fondativo: «Don’t be evil», non siate cattivi. Secondo voi qual è la foto fuori posto?

Vi dico come la penso io: fuori posto è mio padre. Lui è l’unico tra questi ad aver pensato che la strada verso una società giusta non passasse per il capitalismo, ma attraverso un socialismo fondato sulla proprietà pubblica dei mezzi di produzione. Non era il solo a pensarla così, ovviamente. Fino al 1995 questa idea andava insieme con la tessera del partito che ora guido. Tony Blair la cancellò, e fece bene, perché nazionalizzare la grande industria non è la strada giusta verso una società più equa.

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