Un mistero sulle piramidi, risolto

Almeno uno: una nuova teoria prova a spiegare perché i faraoni smisero di costruirle e perché la loro copertura è completamente sparita (c'entra il caldo e il freddo)

Viste da vicino, le piramidi di Giza non hanno l’aspetto che ci si immagina debba avere una piramide: una superficie liscia e regolare come quella di un muro. Le piramidi sono fatte a gradoni, con i blocchi di pietra che sporgono in maniera irregolare. Prima che fosse proibito, era molto facile per i turisti arrampicarsi su quei gradoni irregolari fino sulla cima. Il motivo è che la copertura esterna, quella che si vede ancora sulla punta della piramide di Cheope, liscia e regolare, è crollata col passare dei secoli.

Per molto tempo gli archeologi si sono interrogati su questo fenomeno: come mai la copertura esterna delle piramidi ha ceduto così facilmente nelle piramidi di Giza? Un’altra domanda che si sono posti gli egittologi è: come mai in piramidi più antiche, come ad esempio la meno nota Piramide Romboidale, la copertura ha resistito molto meglio? The Atlantic racconta la storia di Peter James, un ingegnere che dopo una serie di lavori sul posto ha pubblicato una nuova teoria su questo fenomeno che, secondo lui, potrebbe anche rispondere a un’altra domanda: perché, circa 1.600 anni prima della nascita di Cristo, i faraoni smisero di costruire piramidi e spostarono i loro siti di sepoltura nella Valle dei Re?

La spiegazione generalmente accettata per il crollo delle coperture era che la pietra di cui erano composte veniva rubata per essere utilizzata in altre costruzioni. Secondo James, però, le piramidi non riportano i segni di un saccheggio. Inoltre, la copertura è stata rimossa anche ad altezza considerevole, non solo al livello vicino al suolo, dove i saccheggiatori avrebbero potuto avere facile accesso. Questa teoria inoltre non spiega come mai alcune delle piramidi più antiche siano state risparmiate da questi ladri di pietra.

Secondo James il colpevole è il movimento termico, cioè l’espansione e la contrazione a cui sono sottoposti i blocchi di pietra a causa dell’escursione termica. Nella rivista di ingegneria Structure, James ha spiegato la sua teoria:

Durante il giorno [in Egitto] la temperatura raggiunge i 40 gradi sulla facciata esterna della piramide, mentre di notte si raffredda fino a 3 gradi, a causa della mancanza di protezioni e all’esposizione al vento. Questo causa un’escursione termica media giornaliera di 37 gradi. Le fotografie della Piramide Romboidale mostra che l’espansione termica ha spinto i blocchi di pietra verso gli angoli della piramide, dai quali sono caduti.

Secondo James, quando i blocchi si restringono durante le notti fredde, polvere e sabbia scendono ad occupare gli interstizi tra un blocco e l’altro. Durante giorno i blocchi tornano a espandersi e finiscono con il premere contro i blocchi vicini, spingendoli verso il bordo della piramide. Moltiplicando questi piccoli spostamenti per molti anni e si può spiegare come mai la copertura esterna della piramide sia franata. Una volta a terra, i blocchi vennero probabilmente portati via e riutilizzati come materiali da costruzione.

Questa teoria spiega anche perché nella Piramide Romboidale la copertura abbia resistito quasi ovunque (è danneggiata solo agli angoli), molto meglio che nelle piramidi più moderne. Le piramidi di Giza furono condannate dalla loro perfezione: le pietre che ne componevano la struttura esterna erano perfettamente tagliate e combacianti le une contro le altre. Senza spazio per espandersi i blocchi hanno cominciato molto prima a premere gli uni contro gli altri. In un tempo, secondo James, relativamente breve, si crearono così le prime crepe nella copertura e i primi crolli di blocchi.

Nelle piramidi più antiche le tecniche di costruzione non erano altrettanto raffinate e i blocchi avevano uno spazio maggiore per contrarsi ed espandersi. Era necessaria che cadesse una quantità maggiore di sabbia e di polvere per riempire gli interstizi e questo ha portato a una conservazione maggiore della copertura esterna. James formula anche una teoria più azzardata: i faraoni che vedevano le tombe dei loro predecessori creparsi in un tempo relativamente breve potrebbero aver cominciato a pensare che la piramide era un metodo un po’ troppo fragile per perpetuare in eterno la loro memoria. Forse, insieme ad altri fattori, la fragilità delle piramide può aver contribuito alla scelta dei faraoni, a partite dal XVI secolo avanti Cristo, di non essere più sepolti nelle piramidi, ma all’interno delle tombe nella Valle dei Re.

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