• Italia
  • mercoledì 8 maggio 2013

A che punto sono gli F35

Niccolò Zancan della Stampa ha visitato lo stabilimento italiano che li produrrà vicino a Novara, dove è già tutto pronto per iniziare

Niccolò Zancan racconta sulla Stampa di mercoledì 8 maggio la sua visita allo stabilimento italiano che produce F35, allestito nei campi del vecchio aeroporto militare di Cameri in provincia di Novara. E mentre si discute se tagliare o ridurre le spese relative ai caccia-bombardieri, si scopre che nella fabbrica è già tutto pronto per l’assemblamento dei primi cinque aerei interamente montati in Italia. Ci sono un accordo, tra Alenia Aermacchi, società italiana controllata da Finmeccanica, e l’americana Lockheed Martin. E c’è anche una data di consegna.

È diventato una specie di tormentone italiano: «Basterebbe tagliare sugli F35…». Polemiche, promesse elettorali, calcoli di risparmio pubblico, ipotesi alternative. Poi uno arriva a Cameri, si guarda intorno e scopre che tutto è già deciso e firmato da tempo. C’è persino una data: 18 luglio 2013. Quel giorno, in questo stabilimento nuovo di zecca, costato oltre 700 milioni di euro, incomincerà il lavoro per assemblare il primo aereo da guerra di ultima generazione. Il famoso F35, appunto. Non solo ali e pezzi sofisticati della fusoliera. Proprio i primi cinque caccia interamente montati in Italia. Dovranno essere pronti entro il 2015, come da contratto. Serviranno per addestrare i piloti europei nelle basi degli Stati Uniti. Il sesto velivolo in produzione, sempre a Cameri, sarà il primo «operativo» nei cieli italiani. Data di consegna 2016. Quando entrerà ufficialmente in servizio per l’Aeronautica militare. Verrebbe da chiedersi: di cosa stavamo parlando?

«Non spetta a noi entrare nel merito delle polemiche che ci sono state in questi mesi – dice il generale Giuseppe Lupoli, della direzione armamenti aeronautici – ci adeguiamo alle decisioni che la politica prenderà. Ma adesso il nostro compito è portare avanti questo progetto per le attività che sono già state contrattualizzate. Non si arriva a questo punto nel giro di due mesi…». Lo dice senza supponenza, facendo strada verso uno dei dieci capannoni giganteschi nati sui prati a fianco dell’aeroporto militare: «I vari governi che si sono succeduti hanno già investito 2,5 miliardi di dollari nel programma F35 – spiega – se un domani dovessero prendere delle decisioni drastiche in senso contrario, quei soldi andrebbero persi». Non a caso la stampa è stata convocata qui oggi.

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