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  • martedì 7 maggio 2013

La questione delle armi per bambini negli Stati Uniti

Un bambino di cinque anni ha ucciso con un fucile sua sorella di due: ora sono accusate le società produttrici

di Marta Lodico

Martedì 30 aprile, a Burkesville, nella contea rurale di Cumberland, Kentucky, Kristian Sparks, un bambino di 5 anni, ha sparato con un fucile che aveva ricevuto in regalo dai genitori, colpendo al petto la sorella minore Caroline, di due anni. Caroline Sparks è stata trasportata all’ospedale dove è stata dichiarata morta. Secondo le ricostruzioni la madre di Kristian, Stephanie Sparks, era uscita per pochi minuti sulla veranda di casa e ha detto di non sapere che il fucile, lasciato in un angolo della casa e con il quale il bambino giocava spesso, fosse carico. «Ha detto che non sono passati più di 3 minuti, poi ha sentito lo sparo, è corsa in casa e ha trovato la figlia», ha spiegato il medico legale Gary White.

«Probabilmente non c’è famiglia in questa regione che non disponga di un’arma» ha detto John Phelps, governatore della contea. «È stato uno shock, un evento totalmente inaspettato». Phelps dice di conoscere bene la famiglia, che vive in un’abitazione prefabbricata circondata da campi coltivati e colline. Il padre, Chris Sparks, lavora in una segheria e ferra i cavalli.

Il giornale locale The Lexington Herald-Leader ha intervistato il dottor White, il quale ha confermato che lo sparo verrà dichiarato come accidentale. White si è anche detto non sorpreso dalla giovane età di Kristian: «In Kentucky le armi passano di generazione in generazione, si inizia molto giovani ad averci a che fare per andare a caccia». Ruby Wright, che tiene un corso di sicurezza per i cacciatori della contea, ha dichiarato che i bambini di età inferiore a nove anni possono partecipare alle sue classi, ma non ottenere la certificazione.

L’incidente ha rinnovato il dibattito molto intenso negli ultimi mesi sulla diffusione delle armi da fuoco, ma mettendo stavolta al centro delle polemiche il problema della responsabilità dei genitori nei riguardi dei propri figli, e il business delle armi per i minorenni. A differenza di altri stati, il Kentucky ha leggi molto meno severe sul possesso di armi. L’arma usata dal bambino, un fucile Crickett calibro 22 fabbricato dalla Keystone Sporting Arms, è stata appositamente progettata per bambini ed è pubblicizzata dall’azienda stessa con lo slogan “La mia prima arma”. Secondo il Law Center to Prevent Gun Violence, un’organizzazione non profit focalizzata sulla consulenza giuridica a sostegno della prevenzione della violenza da armi da fuoco, lo stato del Kentucky non attribuisce responsabilità all’adulto sulle conseguenze di un minore che si impossessi di un’arma da fuoco.

La Keystone Sporting Arms ha aperto nel 1996 con quattro impiegati e 4 mila fucili prodotti in un anno, fino ad arrivare nel 2008 ad una produzione di circa 70 mila fucili con settanta dipendenti. L’azienda si è specializzata nella produzione di armi per bambini, piazzandosi al decimo posto nella classifica nazionale di aziende produttrici di armi da fuoco. Il sito della KSA ospitava fino a pochi giorni fa un “Angolo dei bambini”, ricco di immagini di bambini e bambine che imbracciano lunghi fucili. «L’obiettivo della Keystone Sporting Arms è insegnare la sicurezza dell’uso delle armi ai giovani e incoraggiarli ad avere rispetto delle attività di caccia e di tutte quelle che riguardano l’uso delle armi», vi si leggeva. Subito dopo l’incidente di Burkesville la KSA ha rimosso la pagina dedicata alla promozione del fucile Crickett, ma è ancora presente una sezione dedicata alle armi per bambini.

Due articoli della rivista Mother Jones segnalano anche il recente aumento nelle vendite di abbigliamento antiproiettile per i bambini. In particolare dopo la sparatoria avvenuta in dicembre nella scuola elementare di Newtown, Connecticut, molti genitori hanno espresso la volontà e il bisogno di proteggere i propri figli anche a scuola. È stato allora che alcune aziende produttrici di armature leggere, destinate alle forze dell’ordine e all’uso militare, hanno esteso il loro mercato concentrandosi nella produzione di accessori per bambini: zainetti, t-shirt, giubbetti.

Mark Follman, giornalista di Mother Jones, ha parlato con l’avvocato e portavoce della KSA, John Renzulli, che ha spiegato l’intenzione di ripristinare al più presto la sezione del sito sospesa. Renzulli ha anche detto che non è il momento appropriato per riaprire il dibattito sul controllo delle armi: «Dobbiamo rispettare la privacy di queste persone, questa famiglia sta attraversando un momento difficile».

 

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