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  • sabato 27 Aprile 2013

La truffa dei cerca bombe

Un inglese rischia fino a 8 anni di carcere per aver venduto all'Iraq e ad altri paesi dispositivi cerca bombe che in realtà servivano a cercare palline da golf

Aggiornamento, 2 maggio – Jim McCormick è stato condannato a 10 anni di carcere dalla Central Criminal Court di Londra.

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Un uomo d’affari inglese, il 57enne Jim McCormick, è stato dichiarato colpevole questa settimana in un processo per frode: è diventanto ricco vendendo finte apparecchiature per la rilevazione di bombe in 26 paesi del mondo, tra cui l’Iraq, il suo cliente principale. La sentenza non sarà letta prima di una settimana e McCormick rischia fino a 8 anni di prigione.

McCormick ha venduto almeno 65 milioni di euro in apparecchiature che, secondo lui, erano in grado di rilevare materiale esplosivo a lunga distanza, nascosto sotto terra oppure attraverso mura e costruzioni. Con un semplice cambio di una schedina magnetica all’interno del dispositivo, sarebbe in teoria stato possibile passare dalla rilevazione di bombe a quella di droga.

In realtà i dispositivi erano completamente inutili: le antenne non erano collegate a nessun dispositivo elettronico, non c’erano batterie o altre fonti di energia e in almeno un caso il dispositivo era in realtà un apparecchio per cercare palline da golf perdute.

La storia, racconta il Guardian, ha diversi risvolti tragicamente assurdi. Durante le indagini, durate due anni e mezzo, un professore dell’Unversità di Cambridge ha condotto un esperimento sui dispositivi che hanno “funzionato” correttamente solo 3 volte su 25, con un’efficacia pari a quella di scegliere casualmente. In una occasione, alcuni dei dispositivi vennero fermati alla dogana e vennero richiesti i documenti per consentirne l’esportazione: gli esportatori risposero che non c’era bisogno di alcun documento, perché all’interno dei dispositivi non c’era nessuna parte elettronica funzionante.

Dopo aver esaminato i risultati degli esperimenti compiuti sui vari dispositivi, il giudice ha detto alla giuria che non vedeva in che modo il dispositivo avrebbe potuto funzionare «in base alle leggi della fisica attualmente conosciute». Durante il processo, McCormick ha continuato a dichiarare che i suoi dispositivi funzionavano e ha sostenuto che nessuno avesse mai chiesto un rimborso o si fosse lamentato della loro inefficacia.

Il governo iracheno ha acquistato negli ultimi anni circa 6.000 dispositivi antibomba al prezzo di circa 12 mila euro l’uno: il costo di produzione, per McCormick, era poco meno di 20 euro. Il comandante della squadra artificieri di Baghdad è in prigione e sotto processo proprio per i contratti sottoscritti per acquistare i dispositivi antibomba. Secondo l’accusa, McCormick avrebbe pagato milioni di sterline in tangenti ad almeno quindici ufficiali iracheni per favorire l’acquisto dei suoi dispositivi. «A questa gente non importa chi vive e chi muore – avrebbe detto a un collaboratore – gli interessa solo quanto riuscirò a fargli guadagnare». Il Guardian scrive che, un mese fa, dispositivi simili erano ancora in uso nelle strade di Baghdad.

I dispositivi sono stati esportati anche in Libia, Nigeria, Iran, Kenya e Giordania e sono stati usati per la sicurezza di hotel in Libano e altrove. Grazie alle esportazioni, McCormick è diventato molto ricco: nel Regno Unito viveva in una villa appartenuta a Nicolas Cage, aveva una casa Cipro e uno yacht. In tutto la polizia è riuscita ad identificare beni di sua proprietà per 10 milioni di euro.

Foto: un dispositivo cerca bombe come quelli venduti da McCormick in uso nel centro di Baghdad, 16 agosto 2012.
(ALI AL-SAADI/AFP/GettyImages)