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  • giovedì 25 Aprile 2013

Come va l’economia britannica

I dati di oggi dicono meglio di quanto si temesse, e che evita la terza recessione in cinque anni: il governo se ne attribuisce il merito

Nei primi tre mesi del 2013, l’economia del Regno Unito ha registrato una crescita del Prodotto Interno Lordo dello 0,3 per cento nel primo trimestre del 2013, evitando così una nuova recessione (sarebbe stata la terza in cinque anni), temuta dopo i dati negativi dell’ultimo trimestre del 2012. I dati sono stati pubblicati dal’Office for National Statistics: le previsioni erano dello 0,1 per cento. La differenza è stata determinata soprattutto dal buon andamento del settore dei servizi, che è cresciuto dello 0,6 per cento e quello della produzione industriale, aumentato dello 0,2 per cento. Inoltre c’è stata anche una buona ripresa dell’estrazione di petrolio e gas nell’area del Mare del Nord.

Rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il PIL è invece cresciuto dello 0,6 per cento. Si tratta di dati in parte sorprendenti, se paragonati a quelli degli ultimi mesi del 2012 e a quelli di molti altri paesi europei. Nell’ultimo trimestre dell’anno scorso, il PIL del Regno Unito era diminuito dello 0,3 per cento, con il rischio per il paese di essere di nuovo in recessione: «Un segno incoraggiante», ha detto George Osborne, ministro dell’Economia del governo conservatore guidato da David Cameron. Da mesi, il governo britannico ha approvato una serie di misure economiche basate sull’austerità, soprattutto con tagli della spesa pubblica, per abbassare il debito pubblico (che a fine 2012 era dell’88,7 per cento in rapporto al PIL), e cercare di garantire una crescita nel medio-lungo periodo. Osborne ha aggiunto:

«Malgrado un difficile scenario economico, stiamo facendo progressi. Sappiamo tutti che non ci sono risposte semplici a problemi che si sono costruiti in molti anni, e non posso promettere che il percorso futuro sarà sempre senza ostacoli, ma continuando ad affrontarli a testa bassa, la Gran Bretagna ne sta uscendo e stiamo costruendo un’economia adeguata al futuro»