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  • martedì 23 Aprile 2013

Ricercatori contro animalisti, a Milano

Sabato cinque attivisti hanno occupato un laboratorio universitario, i ricercatori denunciano danni per centinaia di migliaia di euro e anni di lavoro vanificati

Sabato 20 aprile cinque attivisti del gruppo animalista Fermare Green Hill sono entrati nello stabulario – il luogo in cui sono allevati gli animali per gli esperimenti – del Dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale dell’Università degli Studi di Milano, sede dell’Istituto di Neuroscienze del CNR. L’occupazione è avvenuta durante una manifestazione contro la vivisezione: gli ambientalisti si sono incatenati alle porte impendendo a poliziotti e ricercatori di entrare nel laboratorio. Dopo una trattativa durata dieci ore i manifestanti sono usciti portando con sé un centinaio di topi e un coniglio. Durante l’occupazione hanno diffuso sulla pagina Facebook del gruppo e sull’account Twitter del gruppo video e foto del laboratorio per

«documentare le condizioni in cui vivono gli animali e gli esperimenti che vengono condotti, mostrandoli a tutta la società con fotografie e filmati; dare visibilità al problema vivisezione e ai luoghi in cui viene praticata, dando così un nome anche a chi la pratica; far partire un assedio pacifico dentro e davanti al laboratorio con la richiesta che gli animali vengano liberati e che dal Ministero e dai palazzi della politica cessino le false promesse e si cominci davvero a muovere passi verso l’abolizione della sperimentazione su animali».

Fermare Green Hill è un gruppo animalista nato nell’aprile del 2010 per chiedere la chiusura di Green Hill, l’unico allevamento di cani da laboratorio in Italia, che si trova a Montichiari, in provincia di Brescia. Il movimento è diventato famoso nell’aprile del 2012, quando – dopo una protesta di un migliaio di persone – un gruppo di attivisti entrò nell’allevamento portando con sé dai 25 ai 30 cani.

I ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze del CNR di Milano hanno scritto una lettera per denunciare l’accaduto, spiegando che gli attivisti “hanno tolto i cartellini alle gabbie, facendo sì che gli animali non fossero più identificabili e vanificando anni di ricerche su malattie del sistema nervoso come l’autismo, la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica, il morbo di Parkinson e l’Alzheimer”. Il danno economico non è stato ancora quantificato, ma secondo i ricercatori si tratta di centinaia di migliaia di euro, molti dei quali provenienti da enti nazionali e internazionali come la Comunità europea, la regione Lombardia e Telethon.

Sabato 20 aprile, in concomitanza con il corteo nazionale contro la “vivisezione”, cinque membri del gruppo “fermare Green Hill” sono entrati abusivamente nel Dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale dell’Università degli Studi di Milano, sede in cui opera anche la sezione milanese dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche. I cinque attivisti hanno occupato lo stabulario, e dopo che alcuni si sono incatenati alle porte, hanno impedito l’accesso a polizia e personale di ricerca. Con l’intento di impedire lesioni alle persone coinvolte, i docenti universitari responsabili hanno avviato una lunga e laboriosa trattativa che si è conclusa con l’uscita degli attivisti dal dipartimento, in compagnia di un centinaio di topi e di un coniglio. Il danno arrecato, difficile da quantificare ma nell’ ordine delle centinaia di migliaia di euro, va però ben oltre la perdita degli animali illegalmente asportati, in quanto gli animalisti hanno tolto i cartellini a tutte le gabbie, rendendo non più identificabili gli animali e di fatto mandando in fumo il lavoro di anni di ricerca scientifica e i finanziamenti relativi.
Le ricerche riguardano in gran parte malattie del sistema nervoso, per le quali vi è un disperato bisogno di cure, attualmente non disponibili: autismo, malattia di Parkinson, di Alzheimer, Sclerosi Multipla, Sclerosi Laterale Amiotrofica, sindrome di Prader-Willi, dipendenza da nicotina; le nostre ricerche sono finanziate da enti nazionali e internazionali tra cui Telethon, AIRC, NIDA, Fondazione Cariplo, Fondazione Mariani, Fondazione Sclerosi Multipla, Comunità Europea , Ministero della Ricerca, Ministero della Sanità, Regione Lombardia. I finanziamenti sono ottenuti mediante processi di valutazione rigorosa e i risultati sono pubblicati nelle migliori riviste internazionali nel campo.

L’incidente di sabato crea un precedente di inaudita gravità. Gli animalisti si sono arrogati il diritto di bloccare le ricerche approvate dagli uffici competenti del Ministero della ricerca, condotte secondo tutte le norme nazionali e internazionali sul trattamento degli animali da esperimento, finanziate da enti pubblici ma anche da fondazioni ONLUS, queste ultime sostenute dalle donazioni di cittadini generosi interessati alla salute pubblica. Gli stabulari del Dipartimento di biotecnologie mediche e medicina traslazionale rispondono a tutti i requisiti della legislazione europea vigente, e gli animali (topi, ratti e conigli, allevati ai soli scopi della ricerca e incapaci di sopravvivere in ambiente diverso da quello del laboratorio) sono mantenuti con la massima cura.

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Un animalista parla davanti al Dipartimento di Biotecnologia durante l’occupazione

Un video girato dagli animalisti nello stabulario