• Tecnologia
  • Questo articolo ha più di nove anni

Perché Apple non vuole AppGratis

La rimozione dell'applicazione per scoprirne altre in offerta sta facendo molto discutere, e potrebbe essere la prima di una lunga serie

Nei primi giorni della settimana Apple ha rimosso dal proprio App Store l’applicazione AppGratis, uno dei programmi più noti e utilizzati per scoprire nuove applicazioni gratuite giornalmente. La decisione della società ha fatto molto discutere, soprattutto in seguito alla pubblicazione di un lungo post sul blog di AppGratis del fondatore dell’applicazione, Simon Dawlat, che sulla app per iPhone e iPad aveva costruito una piccola fortuna.

Dawlat contesta la decisione di Apple definendola alquanto arbitraria. E in effetti non è molto chiaro perché per ora sia stata rimossa solamente la sua applicazione, e non quelle realizzate da altri sviluppatori e che fanno cose simili. I responsabili dell’App Store, che impongono regole alquanto rigide (ma spesso sfumate e poco chiare) a chi produce le applicazioni, hanno spiegato di avere rimosso AppGratis perché violava alcune linee guida di Apple. Nello specifico, le clausole 2.25 e 5.6 che:

1. vietano alle applicazioni di promuovere altre app che non siano realizzate dallo stesso loro sviluppatore;
2. impediscono agli sviluppatori di usare notifiche “push” – cioè notifiche istantanee quando ci sono nuovi contenuti – per fare circolare messaggi pubblicitari.

AppGratis in effetti faceva entrambe queste cose. L’applicazione, scaricata nel corso del tempo da centinaia di migliaia di utenti, serviva per ricevere notifiche sulla disponibilità di altre app di solito a pagamento, ma gratuite per un breve periodo promozionale. Molti sviluppatori che realizzano applicazioni a pagamento, infatti, decidono periodicamente di creare offerte promozionali temporanee in cui i loro prodotti sull’App Store sono gratuiti o molto scontati. Il sistema serve per aumentare il numero di download e, di conseguenza, per guadagnare posizioni nella classifica delle app più scaricate, in modo da avere più visibilità.

La società di Dawlat esiste dal 2008 e per molto tempo non ha avuto alcun tipo di problema con Apple. Di recente, tra l’altro, aveva ottenuto il consenso per la pubblicazione di una versione della sua app studiata apposta per lo schermo più grande degli iPad. Il fondatore di AppGratis nel suo post si chiede perché la rimozione sia avvenuta proprio ora e perché non abbia coinvolto altre applicazioni, che nel corso del tempo hanno clonato o imitato il funzionamento della sua.

Secondo John Paczkowski di AllThingsD, il blog tecnologico del Wall Street Journal, per le altre applicazioni simili ad AppGratis sarebbe solo questione di tempo. Apple starebbe infatti per rimuovere diverse altre app che servono per scoprire le applicazioni in offerta, e che sono in violazione delle linee guida dell’App Store. I responsabili della società pensano che sistemi come AppGratis vizino le classifiche dell’App Store, dando agli sviluppatori un’ottima risorsa per scalare più in fretta le classifiche e diventare più visibili, a scapito delle altre app che non sono scelte e segnalate dalle applicazioni come quella di Dawlat.

Apple, sempre stando alle informazioni raccolte da Paczkowski, vuole inoltre evitare che ci siano sul proprio store applicazioni che in qualche modo possano offrire una alternativa all’App Store per la selezione e la scoperta delle applicazioni. Altre sue linee guida, del resto, impediscono agli sviluppatori di realizzare versioni alternative dell’App Store, magari con sistemi diversi di ricerca e visualizzazione delle anteprime delle app. Nelle prossime settimane, quindi, altre applicazioni che segnalano quelle gratuite o in promozione, spariranno probabilmente dall’App Store, e potranno solo farvi ritorno quando saranno state modificate per rispettare le linee guida richieste da Apple.