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  • mercoledì 3 Aprile 2013

La crisi di Hollande

Bernardo Valli racconta il precipitoso accanimento dei francesi contro un presidente troppo normale

Bernardo Valli, inviato di Repubblica, racconta oggi il presidente francese “meno popolare da mezzo secolo, da quando il capo dello Stato viene eletto in Francia a suffragio universale diretto”. François Hollande, segretario del Partito Socialista dal 1997 al 2008, è stato eletto presidente nel 2012 sconfiggendo l’uscente Nicolas Sarkozy. Il ministro del bilancio francese, Jérôme Cahuzac, si è dimesso: la stampa aveva scoperto di un suo conto bancario in Svizzera non dichiarato al fisco.

La democrazia d’opinione non si addice a François Hollande. Il settimo presidente della Quinta Repubblica è un politico dei tempi lunghi, dei compromessi, un pragmatico, di profilo basso, tenace nella semplicità non nell’aggressività che detesta. È un sovrano eletto che non alza la voce. Senza visibili capricci. Non si precipita a rispondere ai desideri immediati dei francesi, così come li rivelano i sondaggi. Cammina, non incede. I francesi l’hanno eletto poco meno di un anno fa come antidoto all’agitato Nicolas Sarkozy, ma adesso lo osservano perplessi.

Hollande non insegue, con rincorse populiste, come vorrebbe la democrazia d’opinione, gli ondeggianti umori del momento. È un personaggio da democrazia rappresentativa, fondata su una legittimità istituzionale, organizzata attorno a un’elezione stabilita da precise scadenze costituzionali. Una democrazia che dà e chiede tempo. Insomma François Hollande non appartiene alla civiltà delle immagini; la comunicazione nel secolo della rapidità non gli viene naturale; non sa sceneggiare la sua cultura; non sa esibire la sua profonda conoscenza in vari campi, dall’economia alla società; né sa far brillare il suo equilibrio politico che molti prendono per incertezza. La sua indiscussa onestà, quella si è apprezzata. Ma fa parte della normalità. Hollande non dà soprattutto alla presidenza quella prestanza (panache) che i francesi detestano quando è eccessiva ma rimpiangono quando non c’è.

(continua a leggere sulla rassegna stampa del ministero della Difesa)

foto: PHILIPPE WOJAZER/AFP/Getty Images