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  • martedì 2 aprile 2013

I farmaci generici in India

La sentenza sul farmaco Novartis si deve a una norma volta a ostacolare una discussa pratica delle industrie farmaceutiche: si chiama evergreening

Il primo aprile la Corte Suprema di New Delhi ha respinto un ricorso presentato dalla casa farmaceutica svizzera Novartis riguardo il Glivec, farmaco per il trattamento di una rara forma di leucemia. Questa sentenza consentirà alle industrie locali di proseguire nella produzione della versione generica del medesimo medicinale e continuare a distribuirlo a un costo decisamente inferiore. Un mese di trattamento con il Glivec, che è il farmaco più venduto dalla Novartis, costa circa 2600 dollari, mentre il medicinale generico è venduto a 175 dollari. Questa sentenza sarà un vantaggio anche per i malati fuori dal paese visto che l’India è uno dei maggiori fornitori al mondo di farmaci generici a basso costo contro il cancro, la tubercolosi o l’AIDS.

Nel gennaio del 2005 l’India aveva adeguato la propria legislazione sui brevetti a quanto stabilito dall’Organizzazione Internazionale del Commercio, inserendo però alcune eccezioni. Tra queste la “clausola 3 (d)” con lo specifico obiettivo di salvaguardare il sistema della sanità pubblica: questa norma prevede infatti che solo i farmaci realmente nuovi e innovativi siano protetti da brevetto, per evitare il cosiddetto meccanismo dell’“evergreening” che permette di brevettare un prodotto farmaceutico anche se solo leggermente modificato. L'”evergreening” viene utilizzato dalle case farmaceutiche per rinnovare e conservare il più a lungo possibile il diritto esclusivo di sfruttamento.

La sentenza della Corte Suprema indiana sul Glivec arriva dopo sei anni di contese tra il governo e la Novartis. Nel 2006 l’azienda svizzera aveva infatti depositato la domanda di brevetto per una “nuova” versione del farmaco, ritenuta più efficace e con una maggiore capacità di assorbimento. La domanda era stata però respinta dall’Ufficio brevetti indiano e successivamente dai tribunali, sia in primo grado che in appello. Ieri è arrivata la decisione della Corte Suprema, che ha giustificato il rifiuto dell’istanza spiegando che Glivec non soddisfa i criteri di “novità e creatività” previsti dalla legge indiana: la Corte ha riconosciuto che il trattamento ha avuto dei miglioramenti di cui hanno beneficiato i pazienti, senza però essere una reale innovazione terapeutica rispetto alle molecole già note e scoperte nel 1995. Il trattamento con il Glivec sarebbe stato inoltre inaccessibile alla maggior parte della popolazione indiana, il cui 40 per cento guadagna meno di 1 dollaro e mezzo al giorno.

Novartis ha fatto sapere che la tutela attraverso un brevetto è fondamentale per favorire la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci: «Se la situazione attuale rimane, e cioè che tutti i miglioramenti di una molecola originale non sono coperti da copyright, questi nuovi farmaci non saranno commercializzati in India», ha spiegato un portavoce della Novartis aggiungendo anche che la sentenza rischia di «ostacolare i progressi medici nelle patologie per le quali non sono ancora disponibili opzioni terapeutiche efficaci».

Con questa sentenza l’India conferma la propria politica in materia di farmaci generici: lo scorso novembre la Corte di appello indiana per i brevetti (Ipab) aveva revocato il brevetto alla svizzera Roche su un farmaco per curare l’epatite C e nel marzo del 2012 si era pronunciata a sfavore della Bayer che aveva presentato ricorso contro la versione generica di un altro costoso farmaco per curare il tumore al fegato (Nexavar) prodotto dall’azienda locale Natco Pharma.

Nella foto: una protesta contro la Novartis a Mumbai, 21 dicembre 2012. (INDRANIL MUKHERJEE/AFP/Getty Images)

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