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  • lunedì 1 aprile 2013

Di Canio al Sunderland fa dimettere David Miliband

Le idee politiche di estrema destra dell'allenatore italiano non sono andate giù a un importante politico britannico, che ha lasciato il cda della squadra

Aggiornamento 17.30 – Paolo Di Canio ha pubblicato una dichiarazione ufficiale sul sito della squadra di calcio britannica Sunderland AFC, di cui è appena diventato nuovo allenatore, in risposta alla descrizione che parte della stampa ha fatto di lui. Molti importanti media britannici hanno infatti riportato alcune parti di vecchie interviste o dichiarazioni di Di Canio, in cui l’ex calciatore si definiva un “fascista”, per spiegare i motivi delle dimissioni dal consiglio di amministrazione del club di David Miliband.

Di Canio sostiene di non essere razzista, e che parte di quelle affermazioni sono state estrapolate da un’intervista ben più lunga fatta molti anni prima. Non siamo in Parlamento, sostiene Di Canio, ma in un club calcistico, e per questo non vuole discutere delle sue idee politiche. L’amministratore delegato del Sunderland, Margaret Byrne, ha aggiunto che Di Canio è un uomo onesto, di solidi principi, e che accusarlo di razzismo o fascismo è un insulto non solo a lui, ma anche alla squadra.

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La squadra di calcio del Sunderland – che gioca nella Premier League, il principale campionato di calcio inglese – ha annunciato di aver assunto Paolo Di Canio come nuovo allenatore: Di Canio sostituirà Martin O’Neill, che è stato esonerato dopo otto partite senza vittorie, tra cui l’ultima sconfitta per 1 a 0 contro il Manchester United di sabato 30 marzo. Dopo l’annuncio David Miliband, importante politico britannico, da poco ex parlamentare, fratello del segretario del partito laburista Ed Miliband, ha detto di volersi dimettere dal suo incarico nel consiglio di amministrazione del club inglese – era direttore non esecutivo – a causa delle “passate affermazioni politiche” di Di Canio.

Nella Premier League, infatti, sono note le convinzioni politiche di estrema destra di Di Canio, di cui si parlò molto durante gli anni in cui questo giocò in Italia. Di Canio in passato si è descritto come un “fascista”, e si era riferito a Benito Mussolini come un “individuo molto poco capito”. Uno degli episodi che in Italia si ricorda di più fu il saluto romano che Di Canio, allora giocatore della Lazio, fece alla curva dei suoi tifosi al termine di una partita con la Juventus nel campionato 2004-2005 – ma non fu comunque l’unica circostanza in cui Di Canio venne sanzionato per atteggiamenti di questo tipo.

La storia di Paolo Di Canio nel campionato britannico di calcio era stata già in passato piuttosto movimentata, alternando momenti di grande correttezza e fair play con episodi molto criticati. Nel 1998, dopo essere stato espulso in una partita tra Sheffield Wednesday (squadra in cui giocò dal 1997 al 1999) e Arsenal, Di Canio spinse a terra l’arbitro della gara. Qualche anno più tardi, in una partita tra West Ham e Everton, al 90esimo minuto fermò la palla con le mani durante un’azione in cui avrebbe potuto fare facilmente gol, permettendo ai soccorsi di entrare in campo e aiutare il portiere dell’Everton infortunato. Per questo gesto Di Canio ricevette il premio Fair Play dell’anno unito a una lettera di encomio della FIFA, firmata dal presidente Joseph Blatter. Nel 2011 divenne allenatore del club britannico Swindon Town: la sua nomina alla guida del club fece sì che il sindacato GMB tagliasse la sua sponsorizzazione alla squadra, dicendosi contrario alle convinzioni politiche di Di Canio.

David Miliband, che si è dimesso il 27 marzo da parlamentare per andare a dirigere un’organizzazione umanitaria a New York, ha scritto sul suo sito: “Auguro al Sunderland un futuro di successi. È una grande istituzione che ha fatto tanto per il Nord Est e faccio tanti auguri alla squadra per le prossime sette, vitali, partite. Tuttavia, alla luce delle dichiarazioni politiche fatte in passato dal nuovo manager, penso che sia giusto lasciare”. Miliband ha anche dichiarato che la sua decisione di abbandonare la carriera politica in Gran Bretagna non è collegata in nessun modo a quella di dimettersi dal consiglio di amministrazione del Sunderland.

Foto: Paolo Di Canio (Richard Heathcote/Getty Images)

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