A cosa servono i 10 nomi

A prendere tempo, scrive Michele Ainis, ed è la soluzione migliore

Sul Corriere della Sera, il costituzionalista Michele Ainis discute della scelta del presidente della Repubblica Napolitano di nominare due commissioni di dieci membri per formulare delle proposte programmatiche utili a favorire un futuro governo: ovvero l’ultimo sviluppo della crisi politica, non del tutto chiaro nei suoi diversi aspetti e implicazioni. Per Ainis si tratta di una proposta eccentrica, ma funzionale allo scopo: prendere tempo.

Diceva Craxi: quando un problema non ha soluzioni, si nomina una bella commissione. Siccome il nostro problema è doppio (non c’è accordo sul governo, né sul nuovo capo dello Stato), ieri Napolitano di commissioni ne ha nominate due. Una trovata eccentrica, senza precedenti. Ma anche un po’ paradossale: dopo un giro estenuante di consultazioni, ne usciamo battezzando un organismo consultivo. Dove per giunta le parti si rovesciano, come in una pièce pirandelliana.
Perché i partiti da consultati si trasformeranno in consultanti, e perché il loro consulente avrà casa al Quirinale, sotto lo stesso tetto del Grande Consultatore.
Eppure il pasticcio ci difende da un bisticcio, quello ingaggiato da tre minoranze armate. Che alternative c’erano? Primo: le dimissioni di Napolitano. Avrebbero accorciato i tempi per eleggere il suo successore, ma intanto avremmo perso l’unico timone istituzionale che ci resta, consegnando all’esterno l’immagine di un Paese spaesato. Secondo: un governo tecnico. Peccato che un governo così reclami il sostegno del capo dello Stato, specie quando muove i primi passi; e Napolitano è ai suoi ultimi passi. Peccato che i partiti, chi più chi meno, avessero già fatto sapere di non volerne sapere. Peccato infine che tale soluzione, dopo il suo ineluttabile naufragio, ci avrebbe fatto galleggiare in mare aperto. Senza carte di riserva sul governo, senza un presidente di riserva fino a maggio inoltrato.
Ecco allora a cosa serve l’espediente: a prolungare la fase di decantazione, sperando che i saggi inducano i partiti alla saggezza.

(continua a leggere sulla rassegna stampa dell’Istituto Treccani)

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