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  • lunedì 25 Marzo 2013

Giorgio Napolitano a Sant’Anna

Le foto dell'"ultimo atto pubblico" del presidente della Repubblica, commosso sui luoghi dei massacri nazisti insieme al presidente tedesco Gauck

Domenica 24 marzo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha compiuto quello che lui stesso ha definito “probabilmente il mio ultimo atto pubblico”, partecipando alle commemorazioni per la strage delle Fosse Ardeatine e poi andando a Sant’Anna di Stazzema (Lucca) per le cerimonie in ricordo di un’altra strage nazifascista, per la prima volta insieme con il suo omologo tedesco, Joachim Gauck. I due si sono abbracciati e tenuti per mano, e più volte durante la commemorazione Napolitano è apparso commosso.

Il presidente ha tenuto un discorso ricordando che:

Si possono leggere libri, si possono leggere ricostruzioni attente, documentate, puntuali della strage di Sant’Anna di Stazzema, si possono leggere relazioni importanti – a cui è giusto riconoscere quel che va riconosciuto di storici italiani e tedeschi – ma bisogna venire qui e bisogna anche inerpicarsi lassù, fino all’Ossario, fino al monumento, accanto al quale abbiamo deposto la nostra lapide comune in tutte e due le lingue, per toccare con mano, per sentire che cosa sia stata l’assurdità e la ferocia – senza uno straccio di giustificazione, senza uno straccio di pretesto – che si abbatterono sulla popolazione inerme di questo piccolo borgo sperduto, che non era una fortezza da espugnare: era soltanto un grumo di umanità che mai avrebbe dovuto essere oggetto di una simile feroce distruzione.

Nell’estate del 1944, a Sant’Anna di Stazzema furono uccise 560 persone, di cui 130 bambini, dai soldati di quattro compagnie del secondo battaglione del 35esimo reggimento della 16esima divisione volontari delle Waffen SS di fanteria meccanizzata. L’area era stata dichiarata “zona bianca”, e quindi “neutra” e destinata ad accogliere gli sfollati di guerra. Le forze tedesche furono condotte nella zona da un gruppo di fascisti collaborazionisti. Il massacro durò circa tre ore e fu organizzato per rompere qualsiasi forma di collegamento tra la popolazione civile e i partigiani che operavano nella zona. Nel 2007 la Corte di Cassazione ha confermato la condanna per dieci ex SS colpevoli del massacro.