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  • sabato 16 febbraio 2013

Le “Porte dell’Inferno” in Turkmenistan

Se avete visto qualche video di crateri fiammeggianti, nelle ultime ore, non era in Russia

Il Turkmenistan non è un luogo che finisce spesso sulle prime pagine dei giornali, da queste parti come quasi ovunque nel mondo. È una repubblica postsovietica dell’Asia Centrale che si affaccia sul Mar Caspio, a nord dell’Iran, grande più di una volta e mezzo l’Italia ma con un dodicesimo della sua popolazione, poco più di 5 milioni di abitanti.

Gran parte del territorio del Turkmenistan, circa i tre quarti, è occupato dal deserto del Karakum. È una zona molto ricca di risorse naturali e soprattutto di una: gas naturale, di cui ha le riserve maggiori del mondo dopo Russia e Iran. E per questo motivo, insieme al recente fenomeno delle meteore cadute in Russia, il Turkmenistan è diventato di grande attualità, probabilmente anche attraverso le vostre timeline di Facebook. Paolo Attivissimo ha infatti segnalato che nelle ultime ore circolano immagini che mostrerebbero uno dei crateri causati dai meteoriti in Russia: una profonda buca circolare e fiammeggiante come questa.

Anche se non ha niente a che fare con la pioggia meteorica russa, il cratere raffigurato in questa immagine è comunque uno dei fenomeni geologici-ambientali più notevoli del mondo. Chiamato dai locali “la porta dell’Inferno”, è in fiamme da oltre quarant’anni e si trova a poca distanza da Derweze (scritto anche Darvaza) un paesino nel centro del Turkmenistan. Le fiamme sprigionano un forte odore solforoso che si sente nell’aria a parecchia distanza dal cratere. La sua origine, però, è totalmente artificiale.

Nel 1971, alcuni geologici sovietici indicarono il luogo come un possibile giacimento di risorse naturali. Durante le loro esplorazioni, si imbatterono in una caverna piena di gas naturale, ma il terreno sotto le trivellazioni collassò improvvisamente lasciando una grande cavità del diametro di circa 70 metri. Per evitare la fuoriuscita di gas velenosi come il metano, i sovietici decisero di innescare un incendio, prevedendo che nell’arco di pochi giorni i gas sarebbero bruciati e la zona sarebbe tornata sicura (la pratica è utilizzata a volte quando il gas naturale è ritenuto troppo difficile da estrarre). Le fiamme, però, stanno ancora bruciando oggi, a oltre 40 anni di distanza; l’area, estremamente isolata, è diventata una meta turistica per i (pochissimi) stranieri che visitano il paese.

Il paesino di Derweze si trova a circa 250 chilometri da Ashgabat, la capitale, e ha poco più di trecento abitanti, per la maggior parte seminomadi della tribù Tekke, una delle cinque principali del Turkmenistan (un motivo li rappresenta anche sulla bandiera del paese). Le fiamme di color arancione bruciano giorno e notte e sono visibili a chilometri di distanza, con un effetto molto scenografico: per questo i locali, complice anche l’odore solforoso generato dalla combustione, hanno ribattezzato la grande cavità in fiamme “le porte dell’Inferno” (per una curiosa coincidenza, anche Derweze significa “porta”).

A metà aprile del 2010, il presidente turkmeno Gurbanguly Berdimuhammedow visitò Derweze ma non si dimostrò eccessivamente coinvolto dallo spettacolo: ordinò anzi che il cratere venisse chiuso, anche se finora questo non è successo. La preoccupazione principale del presidente è che “le porte dell’inferno” frenino lo sviluppo dei vicini campi di estrazione di gas naturale. In un messaggio trasmesso dalla TV di stato, strettamente controllata dal governo, Berdimuhammedow disse che «le anomalie esistenti hanno ostacolato il rapido sviluppo industriale delle ricchezze sotterranee del Karakum centrale».

A proposito di presidenti: per molti anni dopo l’indipendenza dall’URSS, il Turkmenistan è stato governato da Saparmurat Niyazov, un leader autoritario che coltivò con cura un bizzarro culto della personalità. Tra le sue stranezze, oltre ad aver rinominato i mesi secondo i membri della propria famiglia, scrisse una sorta di trattato storico-teologico, il Ruhnama, di cui rese obbligatoria la conoscenza anche per l’esame della patente. Il suo successore Berdimuhammedow, quello che ha ordinato la chiusura di Derweze, non sembra molto meglio, come scrisse la responsabile degli affari esteri all’ambasciata degli Stati Uniti in un rapporto riservato pubblicato da WikiLeaks. Per completare il quadro, il Turkmenistan è regolarmente ai primi posti nella classifica dei paesi meno liberi del mondo.

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