• Cultura
  • giovedì 14 Febbraio 2013

Otto canzoni di Antony Hegarty (and the Johnsons)

Scelte dal direttore del Post, visto che stasera è ospite al festival di Sanremo (Antony, non il direttore)

Antony è un ragazzone dall’aspetto inquietante e dalla voce androgina e unica: lo hanno definito una via di mezzo tra Nina Simone, Boy George, Bryan Ferry e Otis Redding. Gorgheggia e gigioneggia languidamente e addoloratamente, senza pudori per la sfacciataggine dei suoi tormenti sentimentali e sessuali. Se lo contendono tutti, e ha cantato tra gli altri con Lou Reed, Rufus Wainwright, Boy George e Björk.

I fell in love with a dead boy
(I fell in love with a dead boy EP, 2001)
Hal Willner, produttore di Lou Reed, si imbatté in questa copertina in cui uno strano omone giaceva a terra sotto lo sguardo di un ermafrodita giapponese nudo e un’artista americana parcamente agghindata. La portò a Lou Reed, che disse: “e questo chi è?”. Venne fuori che viveva pochi isolati più in là, e lo mandarono a chiamare. Poi Reed lo invitò a cantare con lui in tour.

Fistful of love
(I am a bird now, 2005)
Di Lou Reed non ci sono solo la voce in apertura e la chitarra, ma anche l’andamento satellite-of-love che si mescola a un’escalation soul formidabile. Parla di un amante che cerca dimostrazioni d’amore nelle violenze dell’amato.

Bird guhl
(I am a bird now, 2005)
“Guhl” sta per girl. Fu usata in V for Vendetta, il film.
“Sono un’uccellina.
Adesso sono un’uccellina.
Ho il cuore tra le mani, qui.
Ho il cuore tra le mani, adesso.
Ho cercato le mie ali.
Ho cercato le mie ali per un po’ di tempo.
E presto me ne andrò per il cielo. Perché sono un’uccellina.
E le uccelline sanno volare.
E le uccelline vanno in paradiso”

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