• Sport
  • domenica 10 febbraio 2013

Il più grosso rapimento della storia dello sport

30 anni fa in Irlanda venne rapito Shergar, il cavallo più famoso del mondo, e di lui non si è più saputo nulla

La notte tra l’otto e il nove febbraio del 1983 tre uomini armati e con il volto coperto da un passamontagna fecero irruzione in un maneggio dell’Irlanda, a pochi chilometri da Dublino. Erano venuti per rapire Shergar: il cavallo più famoso del mondo e l’orgoglio di un’intera nazione. Dopo quella notte nessuno rivide più Shergar vivo o morto. Oggi, a trent’anni dal rapimento, CNN ha pubblicato sul sito un lungo articolo in cui racconta la storia e come sia i responsabili che il destino di Shergar siano ancora oggi un mistero.

Quello di Shergar non fu un evento qualsiasi perché Shergar non era un cavallo qualsiasi. «Era il miglior cavallo da corsa del mondo, posseduto dall’uomo più ricco del mondo. Fu la più sensazionale storia di sport di tutti i tempi», ha dichiarato alla CNN il commentatore di corse Derek Thompson, che all’epoca ebbe un ruolo molto importante nella vicenda del rapimento.

Shergar nacque e venne allevato a Kildare, in Irlanda, non molto lontano da dove sarebbe stato rapito. Il suo padrone era Karim Aga Khan, businessman internazionale (famoso da noi per la costruzione degli insediamenti turistici in Costa Smeralda), appassionato di corse di cavalli e 45° imam della corrente musulmana sciita degli ismailiti. La sua carriera durò un solo anno – il 1981 – in cui riuscì ad ottenere diversi record spettacolari. La sua vittoria più famosa è quella all’Epsom Derby, che Shergar vinse di 10 lunghezze, il più alto distacco mai ottenuto nei 226 anni di storia della gara. La sua vittoria fu così rapida e lui continuò a correre così a lungo dopo aver tagliato il traguardo che un altro fantino, arrivato per secondo, pensò per un istante di aver vinto la gara: «Mi dissi che ero riuscito a coronare il sogno della mia vita. Solo dopo mi accorsi che c’era un altro cavallo all’orizzonte».

Al momento del suo ritiro a Shergar venne assegnato il premio di European Horse of the Year. Il suo valore, in moneta attuale, sarebbe stato di 44 milioni di dollari. Quell’anno l’Aga Khan vendette 34 quote del cavallo – tenendone sei per sé – alla cifra record per quei tempi di 250 mila sterline a quota. Ma le vittorie di Shergar andavano oltre il tracciato dell’ippodromo. Gli anni ottanta erano il culmine dei “Troubles”, il lungo periodo di guerra civile che in Irlanda del Nord divideva gli indipendentisti cattolici e l’IRA dagli unionisti protestanti e la polizia e l’esercito del Regno Unito. Proprio mentre Shergar bruciava ogni record, nelle carceri inglesi i detenuti dell’IRA portavano avanti lo sciopero della fame che alla fine avrebbe ucciso Bobby Sands e altri 10 carcerati.

I principali responsabili del rapimento vennero ritenuti gli uomini dell’IRA. Lo stesso Aga Khan attribuisce ancora oggi il rapimento di Shergar al gruppo terroristico, ora disciolto. L’IRA però non ha mai rivendicato il gesto. In proposito non è mai stata diffusa una versione ufficiale e accanto a quella dell’IRA esistono un numero enorme di altre ipotesi. Tra le più suggestive, e fantasiose, ci sono quelle di un rapimento organizzato della mafia di New Orleans oppure di un piano ideato dagli uomini del colonnello Gheddafi.

In realtà, nella storia del rapimento, ci sono diversi elementi che confermano le accuse all’IRA, o comunque a un gruppo vicino, anche se nessuno ha ancora scoperto una prova definitiva. I rapitori del cavallo erano molto ben preparati. Il giorno del rapimento era in corso una fiera di cavalli e tutta la zona era letteralmente piena di rimorchi. Nessuno fece caso a quello che portava via Shergar.

Pochi giorni dopo il rapimento cominciarono i primi contatti per il pagamento del riscatto. I rapitori contattarono tre diversi giornalisti sportivi che si occupavano di corse di cavalli. A quel punto la polizia era già stata avvertita. Uno dei giornalisti era proprio Derek Thompson. Il primo appuntamento fu fissato all’hotel Europa a Belfast – una scelta, sembrerebbe, non casuale. Thompson ricorda che all’epoca lo chiamavano “l’hotel più bombardato d’Europa”: «Eravamo nel momento di massima tensione dei “Troubles”. Belfast era una delle città più pericolose al mondo».

I rapitori gli telefonarono mentre Thompson si trovava in una sala con i vetri rotti a causa dell’ultima autobomba esplosa nelle vicinanze. Gli dissero di farsi trovare in una fattoria abbandonata a 30 miglia dalla città. Lì Thompson ricevette altre 8 telefonate dai rapitori. La polizia aveva messo sotto controllo il numero della fattoria, racconta Thomson, ma per rintracciare la chiamata avevano bisogno che la telefonata durasse almeno 90 secondi. I rapitori lo sapevano e ogni telefonata non durò mai più di un minuto.

Solo all’ultima chiamata, all’una e trenta di notte, Thompson riuscì a tenerli al telefono per più di un minuto e mezzo: la loro richiesta era un riscatto di 3 milioni di dollari. Quando Thompson chiamò la polizia esultante gli risposero che l’uomo che si occupava di rintracciare le telefonata aveva staccato a mezzanotte. Pochi giorni dopo Thompson ricevette un’altra telefonata dai rapitori: il cavallo si era ferito ed era stato ucciso.

Thompson è un sostenitore della pista dell’IRA. Sean O’Callaghan, un ex membro dell’IRA e un informatore della polizia irlandese, nel libro in cui raccontò la sua esperienza nell’IRA scrisse che era stata la sua organizzazione a rapire il cavallo, con la speranza di ottenere il denaro con cui acquistare armi ed esplosivi. L’IRA, che nel corso degli anni ha rivendicato molti attentanti e omicidi, non ha mai ammesso di aver rapito Shergar. Ma Thompson è convinto che O’Callaghan abbia scritto la verità.

«Quando mi chiamavano – ha raccontato – usavo ogni volta una parola in codice diversa, il nome di un cavallo famoso, per essere sicuro di star parlando con la stessa persona. Uno di questi nomi non l’ho mai rivelato a nessuno. Quando quel nome l’ho ritrovato nel libro di O’Callaghan sono rimasto veramente colpito».

O’Callaghan nel suo libro racconta con molti dettagli la fine di Shergar. Secondo lui andò più o meno così: dopo aver messo il cavallo sul rimorchio aiutati da uno stalliere che avevano minacciato, i rapitori non avevano più nessuna idea di come trattare il cavallo e Shergar non aveva una personalità facile.

Quando provarono a entrare nel rimorchio, Shergar si ribellò, spaventando a morte i suoi rapitori. Mentre si dimenava, però, si ferì a una gamba. O’Callaghan e gli altri decisero di ucciderlo, a poche ore dal rapimento. Lo seppellirono in una fossa senza contrassegni nelle colline al confine tra l’Ulster e l’Irlanda, un luogo che però O’Callaghan non ha mai indicato con precisione. Dal 1999 in ricordo di Shergar, si corre ogni anno ad Ascot, in Inghilterra, la Shergar Cup, dove le squadre di Irlanda, Gran Bretagna ed Europa affrontano il resto del mondo.

 

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.