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  • lunedì 4 Febbraio 2013

Si può abolire o rimborsare l’IMU?

La Stampa ha fatto un po' di conti per capire se le proposte di Berlusconi stanno in piedi o no (e la risposta è no, a meno di "aprire falle nei conti dello Stato")

Alessandro Barbera sulla Stampa di oggi fa un po’ di conti riguardo le due proposte del PdL sull’IMU, l’imposta sugli immobili: abolire quella sulla prima casa e rimborsare “in contanti” ai contribuenti quella pagata quest’anno.

Ci sono alcuni refrain di sicuro successo. Una volta il suo cavallo di battaglia era il taglio dell’Irpef, ma il messaggio non era più credibile: troppe volte quella promessa era rimasta tale. L’abolizione dell’Imu sulla prima casa è un messaggio semplice e credibile: nel 2008, poche settimane dopo aver vinto le elezioni, Berlusconi passò dalle parole ai fatti, e nonostante le resistenze dell’allora ministro Tremonti.

D’altra parte, a chi piace pagare le tasse su un bene posseduto da otto italiani su dieci, il bene «sacro», il «pilastro per ogni famiglia che vuole costruirsi un futuro»? La risposta è ovvia. Le domande da porsi qui sono altre: è giusto abolirla? E’ possibile fare a meno di quel gettito? E le coperture indicate da Berlusconi sono sufficienti ad evitare buchi nelle casse dello Stato?

L’imposta sulla prima casa vale il 16% del gettito Imu. Poiché l’insieme della tassa è di 24 miliardi, la prima casa quest’anno ne ha garantiti poco meno di quattro. Per non avere contro la lobby dei Comuni – che con l’Imu finanzia spese e servizi – Berlusconi questa volta si è fatto preparare le voci con le quali compensare il taglio. Il taglio del primo anno, a cui aggiungere la restituzione di quanto chiesto agli italiani nel 2012 (più o meno otto miliardi) arriverebbe dall’accordo con la Svizzera sul rientro dei capitali. Qui c’è la prima nota dolente, perché l’accordo è lontano e dall’esito incerto. Lo dimostra quanto accaduto in Germania, dove un’intesa – a differenza di quanto sostiene Berlusconi – era in discussione ma è saltata per il no del Senato tedesco.

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foto: LaPresse