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  • domenica 3 febbraio 2013

Il discorso di Gabrielle Giffords sulle armi

Un intervento breve e faticoso, nel giorno della prima audizione della commissione Giustizia del Senato sul controllo delle armi

Il 30 gennaio, l’ex deputata statunitense Gabrielle Giffords si è presentata inaspettatamente a un’audizione della commissione Giustizia del Senato, che iniziava quel giorno la discussione di una nuova legge per il controllo delle armi.

Giffords, che è sopravvissuta a un attentato durante un suo comizio l’8 gennaio 2011 a Tucson (Arizona), ha letto un breve intervento per sostenere l’importanza di fare qualcosa per fermare la violenza provocata dall’uso delle armi da fuoco. «Parlare per me è molto difficile, ma devo dire una cosa importante», ha esordito scandendo ogni singola parola con difficoltà a causa dei danni cerebrali subiti a seguito dell’attentato. «La violenza è un problema, troppi bambini sono morti, troppi. Ed è giunto il momento di cambiare. Dovete agire subito per il futuro dei nostri figli, siate coraggiosi. Gli americani contano su di voi».

Giffords ha letto il suo discorso su un foglio scritto a mano dal suo logoterapista e pubblicato sulla pagina Facebook di Americans for Responsible Solutions. L’organizzazione è nata per volontà della stessa ex-deputata l’8 gennaio 2013, a due anni esatti dalla sparatoria di Tucson, con l’obiettivo di bilanciare la grande influenza delle lobbies pro-armi negli Stati Uniti.

La grafia e il contenuto del testo scritto, la cui foto ha ricevuto migliaia di condivisioni in pochi giorni, ricordano quelli di un tema scolastico infantile e hanno reso ancora più evidente le difficoltà di Giffords di articolare con chiarezza i pensieri e le parole. In un primo momento si era pensato che fosse stato scritto dalla stessa ex-deputata, ma poi il Washington Post ha specificato che era opera della sua logoterapista.

In un’intervista esclusiva rilasciata alla ABC e pubblicata l’8 gennaio 2013, la Giffords descrive le sue condizioni di salute dopo l’attentato di Tucson: «Sono triste e ho enormi problemi di vista», ma aggiunge che sta cercando di recuperare con la terapia, gli esercizi e lo yoga, e che ha intenzione di continuare a impegnarsi politicamente.

L’ex deputata e il marito Mark Kelly ribadiscono le loro posizioni sulle armi da fuoco: «È tempo di agire, di cambiare le cose». Entrambi posseggono una pistola. «Siamo dei grandi sostenitori del secondo emendamento», afferma il marito della Giffords, aggiungendo però di sperare in un accordo sul controllo delle armi basato sul buon senso e che possa essere il frutto di un’ampia intesa tra i sostenitori delle diverse posizioni. L’azione politica dei coniugi, portata avanti grazie all’associazione Americans for Responsible Solutions, aggiunge Mark Kerry, è quella rivedere alcune norme che regolano oggi la vendita di armi, tra cui i requisiti minimi richiesti riguardo alle condizioni di salute mentale e alla fedina penale dei compratori.

Il tema della vendita e dell’uso delle armi sarà al centro del dibattito del Congresso per il prossimo anno. Dopo la strage di Newtown del 14 dicembre scorso, l’amministrazione Obama ha firmato una serie di ordini esecutivi – senza aspettare l’azione del Congresso – che dovrebbero limitare la diffusione delle armi da fuoco. Ma per le grandi questioni, come quelle riguardanti i fucili d’assalto e le munizioni di grosso calibro, sarà necessaria una legge approvata dal Congresso.

Poco prima di Giffords all’audizione al Senato era intervenuto Wayne LaPierre, amministratore delegato della NRA (National Rifle Association), la più influente lobby pro-armi degli Stati Uniti, che ha avuto un ruolo fondamentale negli ultimi decenni nell’interpretazione del secondo emendamento in senso molto poco restrittivo: «Non è compito del governo dire alle famiglie come proteggersi: non convincerete mai i criminali a passare attraverso il controllo del loro certificato penale», ha affermato LaPierre, dimostrando come la NRA non abbia ancora intenzione di fare passi indietro sulla limitazione della vendita e uso delle armi.

foto: BRENDAN SMIALOWSKI/AFP/Getty Images