Le copertine di Fausto Papetti

Lunedì avrebbe compiuto 90 anni il musicista che, scrive Sandrone Dazieri, formò "l’immaginario erotico di una generazione"

Il 28 gennaio 1923 era nato a Viggiù Fausto Papetti, sassofonista di straordinaria popolarità nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta con le sue raccolte di cover strumentali di canzoni famose, e precursore della musica lounge, che allora si chiamava ancora “di sottofondo”: associata nella memoria vintage ai nastroni “Stereo 8” delle autoradio dell’epoca. Ma la cosa più riconoscibile della lunga – e ricca di successi in classifica – carriera discografica di Papetti furono le tipiche copertine “pruriginose”, a quel tempo ardite e castigate insieme. Come raccontò sul suo blog lo scrittore Sandrone Dazieri.

Il taxista mi chiede “Le dispiace se sento la musica?”. Cortese. Ne ho trovati di quelli che sparavano a manetta le dirette di calcio o il rosario di Radio Maria. Lui no. Gli dico che anzi, e dopo qualche secondo la hit più commerciale di Stevie Wonder, quella del tipo che telefona sdolcinato alla tipa, riempie l’abitacolo ridotta ai minimi termini: batteria elettronica, tastierine e un sax che solfeggia le parole. Riconosco immediatamente l’esecutore: Fausto Papetti. Per un attimo ripenso a quante volte ho sentito la sua musica nel mio quasi mezzo secolo di vita. Nei ristoranti, nei bar, nelle sale d’aspetto. Papetti trasformava tutto in un tappeto sonoro soporifero, dai Rolling Stones al blues. Nelle sue mani anche  Anarchy in the U.K. poteva piacere a mia nonna. Ma il riconoscimento porta con sé una strana eccitazione; mentre pago il tassista e scendo alla stazione Centrale per un attimo ritorno a quando, da bambino, aspettavo che mia madre finisse di fare benzina e, intanto, occhieggiavo le audiocassette esposte tra le latte di olio e i panni di camoscio.

(continua a leggere sul blog di Sandrone Dazieri)

Fausto Papetti è morto nel 1999, registrando nuovi dischi fino ad allora.

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