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  • giovedì 24 Gennaio 2013

La vita di Jozef Glemp

È morto ieri l'uomo che fu per molti anni il capo della Chiesa cattolica polacca, tra i protagonisti del difficile periodo di passaggio dal comunismo alla democrazia

Il cardinale Jozef Glemp, capo della Chiesa cattolica polacca per venticinque anni, protagonista della lotta al comunismo e del difficile passaggio dal regime alla democrazia, è morto ieri in un ospedale di Varsavia a 83 anni, a causa di un cancro ai polmoni.

Glemp venne nominato vescovo nel 1981 e cardinale due anni dopo: il suo periodo a capo della Chiesa polacca durò fino al 2009 e coincise per la maggior parte con il papato di Giovanni Paolo II, il primo pontefice nato in Polonia. Insieme svolsero un ruolo importante nell’opposizione della Chiesa cattolica al regime comunista, accanto al movimento sindacale Solidarnosc di Lech Walesa.

Glemp era nato il 18 dicembre 1929 a Inowroclaw, nel nord della Polonia. Suo padre era minatore nelle vicine miniere di sale e si unì alla resistenza clandestina quando i tedeschi invasero il paese nel settembre del 1939. Jozef, insieme alla madre, alla sorella e a due fratelli, vennero invece catturati e trasferiti dai nazisti in campi di lavoro coatto.

Divenne sacerdote nel 1956 e pochi anni dopo andò a studiare legge e diritto canonico a Roma. Dopo il suo ritorno in Polonia, nel 1964, fu per 12 anni il consulente legale dell’energico cardinale Wyszynski, personalità per certi versi molto distante da lui, che fu il suo predecessore alla guida della Chiesa polacca fino al 1981. Al momento della morte di Wyszynski, Glemp era da due anni vescovo dell’importante diocesi di Warmia.

Il suo ruolo durante il passaggio della Polonia alla democrazia fu delicato. Da un lato era un personaggio pubblico di grande rilievo, a capo della Chiesa in un paese in cui la fortissima tradizione cattolica forma una parte importante dell’identità nazionale, mentre dall’altro svolse la funzione di mediatore tra il governo comunista e il sindacato Solidarnosc, che costituiva l’opposizione più aperta ai comunisti.

Un episodio centrale della sua attività avvenne nel dicembre 1981, quando il generale Wojciech Jaruzelski impose la legge marziale nel paese, mise fuori legge le attività di Solidarnosc – che aveva già raggiunto diversi milioni di iscritti – e incarcerò Lech Walesa, che rimase detenuto per undici mesi. Glemp, che era a capo della Chiesa polacca da pochi mesi, fece un appello in cui disse: «Io vi chiedo, anche se dovessi farlo a piedi nudi e in ginocchio: non iniziate a uccidervi tra di voi». Il suo appello alla calma, per quanto drammatico, venne criticato da alcuni perché troppo morbido con il governo. Un simile appello venne fatto anche quando le forze di sicurezza del regime di Jaruzelski uccisero un noto sacerdote dissidente, Jerzy Popieluszko, nell’ottobre del 1984. Popieluszko venne successivamente proclamato beato dalla Chiesa cattolica.

La sua opposizione al regime Jaruzelski fu comunque sempre chiara, anche se disse più volte che il suo ruolo fondamentale era guidare la Chiesa nel paese e non rovesciare il comunismo. Era noto per i suoi modi all’apparenza modesti e tranquilli, tanto da essere accusato di indecisione dai suoi critici, ma la Chiesa ebbe un ruolo nell’assicurare una transizione quasi incruenta dal comunismo alla democrazia in Polonia alla fine degli anni Ottanta.

Il suo sostegno a Solidarnosc, il grande movimento sindacale che si richiamava apertamente anche ai valori cattolici della Polonia, fu condizionato al suo ruolo di mediazione con le autorità e attraversò quindi periodi alterni. Nel 1990 sostenne però la campagna presidenziale del suo leader, Lech Walesa, che diventò il presidente del paese fino al 1995. Lo sostenne nella campagna per la rielezione del 1995, quando Walesa aveva perso parte dell’appoggio popolare che aveva pochi anni prima, ma quell’elezione fu vinta invece dall’ex membro del partito comunista polacco Aleksander Kwasniewski.

Nella nuova Polonia democratica il cardinale Glemp lavorò anche attivamente per fare approvare diversi provvedimenti in linea con le convinzioni sociali della Chiesa cattolica. Tra questi, una legislazione sull’aborto molto restrittiva che in parte è in vigore ancora oggi (ed è uno dei temi ricorrenti del dibattito politico) e l’introduzione dell’educazione cattolica obbligatoria nelle scuole pubbliche. Non ebbero successo, invece, i suoi richiami all’abolizione dell’esplicita separazione tra Chiesa e stato stabilita nella Costituzione polacca.

Un episodio per il quale venne criticato alla fine degli anni Ottanta fu una controversia per lo spostamento di un convento al di fuori del campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia. Glemp si oppose all’accordo stipulato nel 1987 tra la comunità ebraica e il Vaticano e rivolgendosi alla prima disse, tra le altre cose: «il vostro potere è nei mezzi di comunicazione che sono a vostra disposizione in molti paesi», invitandoli a non servirsene per «diffondere sentimenti anti-polacchi». Due anni dopo, Glemp si scusò per le sue affermazioni. Altre critiche, nella seconda metà degli anni Novanta, gli vennero dalla sua reazione tardiva contro le tirate antisemite che comparivano spesso in alcuni programmi dell’emittente radiofonica cattolica Radio Maryja, molto popolare in un paese in gran parte rurale e molto religioso.