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  • venerdì 18 gennaio 2013

La situazione in Algeria

L'esercito algerino ha cominciato una seconda operazione per tentare di liberare gli ostaggi, scrive Al Jazeera, dopo quella complicata di ieri

L’Associated Press ha scritto, citando fonti anonime, che un ostaggio americano sarebbe morto nell’impianto di In Amenas, presumibilmente a causa dell’operazione militare dell’esercito algerino di ieri. Nel pomeriggio, il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha confermato la morte di un cittadino francese, durante l’operazione militare sull’impianto. Oggi, è cominciata la seconda operazione: secondo l’agenzia di stampa APS ha detto che circa 60 dipendenti stranieri sarebbero ancora in ostaggio.

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16.58Al Jazeera scrive che l’esercito algerino ha cominciato una seconda operazione per tentare di liberare gli ostaggi, dopo la prima che ieri è durata diverse ore e secondo diverse fonti ha causato numerosi morti. Nel frattempo, la TV algerina ha mostrato un video in cui si vedono alcuni degli ostaggi algerini liberati nelle scorse ore.

Aggiornamento, ore 15 – L’agenzia di stampa statale algerina APS, ripresa da BBC News, dice che circa 60 dipendenti stranieri dell’impianto sono ancora in ostaggio dei rapitori. APS aggiunge che più della metà dei circa 130 stranieri coinvolti nel rapimento sono stati liberati, insieme a oltre 650 dipendenti algerini.

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A distanza di oltre 12 ore, le notizie sull’operazione militare condotta giovedì in Algeria per liberare decine di persone, tenute in ostaggio nell’impianto per l’estrazione del gas naturale di In Amenas, continuano a essere molto confuse e incomplete. Dopo avere dato numeri molto discordanti tra loro sul numero di persone uccise e sugli ostaggi salvati, i mezzi di comunicazione locali hanno confermato nelle prime ore di oggi che ci sono diversi dispersi tra i militanti islamisti e i prigionieri. Non è però possibile avere una stima precisa e, secondo alcune fonti, l’operazione militare sarebbe tutt’ora in corso nella zona.

I combattenti riconducibili all’organizzazione terroristica di al Qaida avevano occupato l’impianto di In Amenas mercoledì 16 gennaio. Lo stabilimento si trova nel deserto algerino a circa 1300 chilometri a sud di Algeri e a 100 chilometri dal confine con la Libia. È gestito da un consorzio formato dalla multinazionale britannica BP, dalla norvegese Statoil e dalla compagnia nazionale algerina Sonatrach. Vi lavorano quindi persone provenienti da diverse parti del mondo, oltre agli operai e agli altri addetti di origine algerina. Mercoledì i militanti avevano spiegato di avere occupato l’impianto e sequestrato chi vi lavora in seguito all’avvio delle operazioni militari, da parte della Francia, nel Mali.

Dopo un giorno di attesa, giovedì 17 gennaio le autorità algerine hanno avviato un’operazione militare nella zona per riprendere il controllo dello stabilimento e liberare quante più persone possibile. Dalle notizie diffuse fino a ora, l’iniziativa ha però avuto esiti disastrosi e avrebbe causato la morte di decine di persone tra sequestratori e ostaggi. Nella giornata di ieri si è parlato di oltre 50 persone morte, ma non è ancora stato possibile confermare l’informazione. I sequestratori vicini ad al Qaida avevano dichiarato mercoledì di avere 41 persone sotto sequestro.

Nelle fasi molto confuse dell’operazione militare di ieri, condotta inizialmente con una serie di attacchi aerei con elicotteri, alcune persone sequestrate sarebbero riuscite a fuggire, ma anche in questo caso non è possibile avere una stima precisa. Secondo l’agenzia di stampa APS (Algérie Presse Service) molti operai algerini dell’impianto e quattro ostaggi stranieri, due scozzesi un francese e un keniano, sarebbero stati liberati. Il governo irlandese ha successivamente confermato la liberazione di un proprio ostaggio, mentre alcuni funzionari statunitensi hanno comunicato che cinque cittadini degli Stati Uniti sono sopravvissuti e sono in viaggio verso l’America. Il governo giapponese ha avuto conferma sulla liberazione di tre propri ostaggi, ma ha anche riferito di non avere avuto più notizie su altri 14 cittadini del Giappone, dati per ora come dispersi nella zona di In Amenas.

Far tornare i conti non è però semplice, soprattutto se si tengono anche in considerazione i numeri diffusi dai militanti. Stando alle loro stime, nell’operazione sarebbero morti almeno 34 ostaggi e 14 rapitori. Sette persone sequestrate non algerine sarebbero sopravvissute. Il governo dell’Algeria si è limitato a parlare di un “consistente numero di terroristi uccisi”, senza dare una cifra precisa.

Come spiega BBC, nel Regno Unito c’è particolare apprensione per una ventina di sequestrati di origini britanniche di cui non si hanno ancora notizie e che sono dati per dispersi. Il primo ministro David Cameron oggi avrebbe dovuto tenere un importante discorso sui rapporti tra il Regno Unito e l’Europa, ma nella serata di giovedì 17 gennaio ha deciso di rimandarlo per occuparsi della crisi algerina. Ha spiegato che il paese deve prepararsi al possibile arrivo di notizie molto negative dall’Algeria e ha confermato, con una certa irritazione, che avrebbe preferito avere informazioni dal governo algerino prima dell’avvio dell’operazione militare. Nei giorni scorsi il Regno Unito aveva offerto aiuti e supporto logistico per gestire la crisi a In Amenas, ricordando che il governo dell’Algeria non aveva risorse sufficienti per affrontare la risoluzione, pacifica o con un intervento militare, del sequestro.

Le uniche notizie che sembrano essere un po’ più chiare sulla vicenda riguardano l’origine e il modo in cui erano organizzati i sequestratori. Secondo il ministro dell’Interno dell’Algeria, Daho Ould Kablia, sono di origini algerine e agli ordini di Mokhtar Belmokhtar, uno dei principali comandanti di al Qaida nella zona del Maghreb islamico almeno fino allo scorso anno. Il comandante ha 40 anni e aveva combattuto contro l’esercito sovietico in Afghanistan verso la fine degli anni Ottanta. Successivamente si è unito ai gruppi armati islamici algerini per combattere la guerra civile in Algeria. In una esplosione ha perso il proprio occhio sinistro e per questo motivo è conosciuto anche come “l’orbo” (“one-eyed”), ma tra i vari nomignoli ha anche quello di “signor Marlboro” per il traffico di sigarette di contrabbando che gestisce nel Maghreb. Avrebbe lasciato nel 2012 il gruppo terrorista islamista al Qaida nel Maghreb islamico (AQIM) a causa di alcuni contrasti con gli altri leader dell’organizzazione. Ora risulta essere a capo di gruppi terroristici più piccoli, riconducibili comunque agli obiettivi e alle modalità di azione di al Qaida. Non è chiaro se fosse presente a In Amenas.