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  • venerdì 21 Dicembre 2012

John Kerry è il nuovo Segretario di Stato americano

Prende il posto di Hillary Clinton, era presidente della commissione Esteri del Senato e fu candidato alla presidenza nel 2004, sconfitto da Bush

John Kerry è il nuovo Segretario di Stato americano. Come ampiamente preventivato, Barack Obama ne ha annunciato venerdì alle 13,30 americane la nomina a capo del dipartimento di Stato, dove sostituirà Hillary Clinton: «la sua vita intera lo ha preparato per questo incarico», ha detto Obama.

Kerry ha 69 anni e dal 1985 è senatore eletto in Massachusetts. È il decimo senatore più anziano degli Stati Uniti, è presidente della commissione Esteri del Senato e nel 2004 è stato candidato alla presidenza degli Stati Uniti per il Partito Democratico (fu sconfitto dal presidente uscente, George W. Bush). È considerato uno membri del Partito Democratico più esperti in politica estera e nel corso degli ultimi quattro anni ha già svolto incarichi rilevanti per conto della Casa Bianca: nel 2009 è andato in Afghanistan a cercare di convincere il presidente Ahmed Karzai a organizzare un ballottaggio dopo una contestata elezione, prima ancora aveva guidato un tentativo dell’amministrazione Obama di aprire un dialogo con Bashar al-Assad (prima dell’inizio della Primavera araba e dei massacri in Siria).

Obama e Kerry hanno notoriamente un buon rapporto, e tra l’altro proprio a Kerry è legato uno dei momenti più significativi della carriera politica di Barack Obama: il famosissimo keynote speech alla convention democratica del 2004, che trasformò Barack Obama da semi-sconosciuto candidato al Senato a potenziale candidato alla presidenza degli Stati Uniti.

La nomina di Kerry è diventata estremamente probabile con la decisione di Susan Rice, ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU, di ritirare la propria candidatura. Rice era considerata la prima scelta di Obama per rimpiazzare Hillary Clinton ma nelle ultime settimane si era trovata al centro di una serie di feroci polemiche da parte dei repubblicani del Congresso, soprattutto riguardo gli attacchi dell’11 settembre contro il consolato americano a Bengasi, in Libia. Dato che tutti i membri del governo americano per insediarsi devono ottenere un voto favorevole dal Congresso, una specie di voto di fiducia, queste feroci polemiche preludevano a quanto sarebbe accaduto in caso di sua nomina: una lunghissima battaglia politica che avrebbe tenuto a lungo in sospeso l’incarico più importante e delicato tra quelli che Obama si troverà ad assegnare o confermare con l’inizio del suo secondo mandato, il prossimo 20 gennaio.

Foto: (AP Photo/Musadeq Sadeq)

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