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  • martedì 18 Dicembre 2012

Si vota in Corea del Sud

Da una parte la conservatrice Park Geun-hye, prima donna a candidarsi alla presidenza della Repubblica, dall'altra il liberale Moon Jae-in

Domani in Corea del Sud si voterà per eleggere il diciottesimo presidente della Repubblica: si tratta della sesta elezione da quando è stata instaurata la democrazia nel paese, nel 1987. Il presidente viene eletto votando in collegi uninominali in un turno unico e il suo mandato dura cinque anni. Il mandato di Lee Myung-bak, l’attuale presidente, durerà fino al mese di febbraio, poi ci sarà l’insediamento del nuovo presidente.

I due candidati sono Park Geun-hye, presidente del partito conservatore Saenuri Party, figlia dell’ex dittatore Park Chung-hee e prima donna nella storia del paese a candidarsi alla presidenza, e Moon Jae-in del partito liberale Democratic United Party: entrambi hanno vinto le primarie organizzate dai rispettivi partiti. I temi principali della campagna elettorale sono stati l’economia e il rapporto con la Corea del Nord, insieme alla questione delle disparità sociali, l’invecchiamento della popolazione e il ruolo e il potere dei grandi gruppi industriali, i cosiddetti chaebol.

Alle elezioni legislative dell’aprile scorso il partito conservatore di Park Geun-hye ha ottenuto la maggioranza nell’Assemblea nazionale. All’opposizione, oltre al partito liberale c’è il gruppo indipendentista guidato da Ahn Cheol-soo, che il mese scorso ha ritirato la sua candidatura alla presidenza, anche se più che una scelta volontaria è sembrata un’esclusione di fatto, dato che i motivi di questa scelta non sono stati chiariti.

Secondo alcune ricostruzioni dei giornali sudcoreani, la decisione di Ahn Cheol-soo è stata presa dopo aver fatto un accordo con il partito liberale di Moon Jae-in: per non far disperdere i voti dell’opposizione e indirizzarli così sul partito liberale, ad Ahn Cheol-soo sarebbe stato promesso il ruolo di primo ministro, in caso di vittoria del partito liberale, che rimane comunque sfavorito.

Scrive il Korea Times che sull’elezione di domani peserà anche la storia e la figura dell’ex dittatore, il padre di Park Geun-hye, che conquistò il potere con un colpo di stato nel 1961, fino all’assassinio del 1979: cercò di modernizzare il paese, senza rispettare però i diritti civili. E proprio in quegli anni, l’altro candidato, Moon Jae-in, venne arrestato dal regime per la sua battaglia sui diritti civili: «Quando io lottavo contro la dittatura lei era nel cuore del regime», ha detto Moon Jae-in riferendosi alla sua rivale, secondo quanto riporta l’Economist. Da parte sua, durante la campagna elettorale, Park Geun-hye ha cercato di spiegare che in quegli anni di regime fosse necessario governare duramente, scusandosi per tutte le persone uccise e imprigionate.

Durante la campagna elettorale ci sono stati tre dibattiti televisivi, obbligatori. In campo economico è stato spesso usato, da entrambe le parti, lo slogan della “democrazia economica”: lo scopo è quello di combattere le disuguaglianze che ci sono nel paese e le politiche di riforma dei chaebol, cioè i grandi gruppi industriali che dominano l’economia della Corea del Sud e producono insieme più della metà del Prodotto Interno Lordo: tra i chaebol più potenti ci sono per esempio Samsung, Hyundai, LG.

Oltre a produrre ricchezza però, questi grandi gruppi rappresentano nello stesso tempo un limite per lo sviluppo delle imprese medio-piccole, soprattutto con la loro influenza sul piano politico: a ottobre ci sono state delle proteste da parte dei commercianti contro i grandi centri della distribuzione che godono di diversi vantaggi e sono controllati proprio dai chaebol. Il liberale Moon Jae-in ha cercato di sottolineare le differenze tra il suo partito e quello conservatore, che ha da sempre dei rapporti privilegiati con il mondo industriale, promettendo riforme importanti anche nel campo sanitario, con esenzioni e agevolazioni maggiori per le fasce più deboli della popolazione.

L’economia del Corea del Sud è una di quelle che hanno risentito meno della crisi, con un calo medio delle esportazioni negli ultimi anni dell’1,6 per cento, tra i più bassi del mondo. Oggi, il Prodotto Interno Lordo pro capite del paese è circa venti volte quello della Corea del Nord. È la terza economia più sviluppata dell’Asia e l’undicesima del mondo.

Riguardo ai rapporti con la Corea del Nord, forse il tema più sentito a livello emotivo dall’elettorato, Park Geun-hye ha mantenuto sicuramente un atteggiamento di chiusura, rispetto alla posizione del suo avversario: nonostante qualche annuncio positivo, con una vittoria dei conservatori la situazione potrebbe rimanere in sostanza come quella attuale. Con una vittoria dei liberali, invece, potrebbero riprendere i colloqui sospesi dal 2008, anche per quanto riguarda i rapporti economici. Entrambi i candidati, comunque, hanno detto di essere disponibili ad incontrare il leader nordcoreano Kim Jong-un. Tra l’altro le elezioni sudcoreane si svolgono una settimana dopo il lancio, da parte della Corea del Nord, del suo primo satellite: secondo entrambi i partiti si è trattato di un’azione di disturbo nei confronti delle elezioni di domani.

Foto: AP Photo/Ahn Young-joon