Il decreto sulle liste elettorali

È stato approvato dal Consiglio dei Ministri e dimezza il numero delle firme da raccogliere per i partiti e i movimenti che non sono in Parlamento

Il Consiglio dei Ministri ha approvato questa sera un decreto legge che modifica alcune disposizioni in vista delle prossime elezioni politiche nel 2013. Si tratta di modifiche definite «urgenti», dovute alle ultime vicende politiche, dopo l’annuncio di dimissioni del presidente del Consiglio Mario Monti e la fine anticipata della legislatura, dopo che verrà approvata la legge di Stabilità.

Le misura riguarda il numero delle sottoscrizioni necessarie per la presentazione delle liste elettorali, cioè la raccolta delle firme, da presentare entro il 18 gennaio, se si voterà il 17 febbraio prossimo: in particolare, questa misura riguarda i partiti e i movimenti politici che non fanno parte degli attuali gruppi parlamentari.

Il decreto stabilisce che il numero delle firme è ridotto della metà, rispetto a quanto stabiliva le legge elettorale n.270 del 2005: le nuove liste dovevano presentare 120mila firme a sostegno dei candidati parlamentari entro trenta giorni dalla data del voto, che ora diventano quindi 60mila.

Questa misura riguarda: Sinistra Ecologia e Libertà, il Movimento 5 Stelle, i Radicali, la Federazione della Sinistra, La Destra, il Movimento Arancione, Fermare il Declino, in base ai gruppi che ci sono fino a oggi. Le firme devono essere raccolte nelle 26 circoscrizioni della Camera e nelle 20 circoscrizioni del Senato, in cui è diviso il territorio italiano.

Per quanto riguarda i partiti che si sono costituiti in un gruppo parlamentare, almeno in una delle due camere, che si sono formati da quando è iniziata la legislatura, la riduzione del numero di firme è stata diminuita del 60 per cento, mentre è stato confermato che i partiti che fanno parte del Parlamento dall’inizio della legislatura non dovranno raccogliere firme.

L’altra misura principale del decreto riguarda la conferma della data delle elezioni politiche nello stesso giorno delle elezioni regionali in Lombardia e Molise. Inoltre, nel decreto c’è scritto che il governo “auspica” che si voti nello stesso giorno anche nella regione Lazio, per un «contenimento della spesa».

Foto: Mario Monti (LaPresse)