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  • lunedì 17 dicembre 2012

«Dobbiamo cambiare»

Il testo del discorso di Barack Obama ieri a Newtown, con la promessa di fare ricorso «a qualsiasi potere di cui è a disposizione il mio governo»

di Barack Obama

Domenica sera il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, è stato a Newtown, Connecticut, dove venerdì un uomo ha ucciso 26 persone – di cui 20 bambini – in una scuola elementare, poco dopo aver ucciso sua madre. Dopo aver incontrato i parenti delle persone uccise, Obama ha partecipato a una veglia durante la quale ha rivolto questo discorso.

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Grazie. Grazie, governatore. A tutte le famiglie, ai soccorritori, alla comunità di Newtown, ai membri della chiesa, agli altri ospiti: la Bibbia dice “Noi dunque non ci scoraggiamo. Anche se i nostri corpi vanno in sfacelo, la nostra forza interiore viene rinnovata di giorno in giorno. Grazie a questo breve periodo di difficoltà, avremo una vita gloriosa ed eterna, neppure paragonabile alla vita presente. E così, fissiamo lo sguardo non sulle cose visibili, ma sulle cose che non si vedono, perché le cose che si vedono passano, mentre quelle invisibili durano per sempre. Infatti, noi sappiamo che mentre questa tenda, in cui abitiamo qui sulla Terra, sarà disfatta, in cielo avremo invece una casa che sarà nostra per sempre, fatta per noi da Dio stesso e non da mano d’uomo”.

Siamo qui raccolti per ricordare venti magnifici bambini e sei straordinari adulti. Hanno perso le loro vite in una scuola che potrebbe essere stata qualsiasi scuola; in una città tranquilla piena di persone buone e oneste che sarebbe potuta essere qualsiasi città d’America.

Qui a Newtown, vengo per offrire l’affetto e le preghiere di una nazione. Sono molto consapevole che le sole parole non possono misurarsi con la profondità del vostro dolore, e so che non possono nemmeno alleviare le sofferenze dei vostri cuori feriti. Posso solo sperare che possano aiutarvi a ricordare che non siete soli nel vostro dolore; che anche il nostro mondo è stato distrutto; che ovunque in questa nostra Terra, abbiamo pianto con voi, abbiamo stretto forte i nostri bambini. E dovete ricordare che vi daremo qualsiasi conforto che saremo in grado di darvi; che saremo onorati di farci carico di qualsiasi parte di tristezza che possiamo condividere con voi per alleviare il vostro dolore. Newtown: non sei sola.

In questi giorni difficili, siete stati anche fonte di ispirazione con le vostre storie di sacrificio, forza e risolutezza. Sappiamo che quando il pericolo è arrivato negli spazi della scuola elementare di Sandy Hook, i responsabili della scuola non si sono tirati indietro, non hanno avuto esitazioni. Dawn Hochsprung e Mary Sherlach, Vicki Soto, Lauren Rousseau, Rachel Davino e Anne Marie Murphy hanno reagito nel modo migliore in cui speriamo che si risponda in simili circostanze così terrificanti: con coraggio e amore, dando le loro vite per proteggere quelle dei bambini sotto la loro responsabilità.

Sappiamo che ci sono stati altri insegnanti che si sono barricati nelle classi, tenendo sotto controllo la situazione fino alla fine, rassicurando i loro alunni dicendo “aspettiamo i buoni, stanno arrivando”; “sorridete”.

E sappiamo che i buoni sono arrivati. I primi soccorritori che sono corsi nella zona, per mettere in sicurezza quelli in pericolo, e per dare conforto a chi ne aveva bisogno, hanno tenuto da parte lo shock e il trauma per ciò che stavano vedendo, perché avevano un lavoro da fare, e perché c’erano persone che avevano ancora più bisogno di loro.

E poi ci sono stati i momenti in cui gli alunni si sono aiutati gli uni con gli altri, tenendosi insieme, seguendo diligentemente le istruzioni che gli erano state impartite in quel modo che i bambini piccoli – a volte – fanno; un bambino ha anche cercato di incoraggiare uno più grande di lui dicendo: “Io ne so di karate. Quindi siamo a posto. Ti guido io fuori da qui”.

Newtown, la vostra comunità è stata fonte di ispirazione. Al cospetto di una violenza indescrivibile, davanti al male irragionevole, avete provveduto gli uni agli altri, e vi siete presi cura di voi stessi, e vi siete voluti bene. Ed è così che sarà ricordata Newtown. E con il tempo, e con la grazia di Dio, quell’amore sarà la soluzione.

Ma noi, come nazione, restiamo con alcune difficili domande. Qualcuno ha paragonato la gioia e l’ansia di essere genitore all’avere il proprio cuore sempre fuori dal proprio corpo, che se ne va in giro. Con il loro primo pianto, questa parte più preziosa e vitale di noi stessi – i nostri bambini – è esposta al mondo, alle possibili disavventure e alle cattiverie. E ogni genitore sa che non c’è niente che non faremmo per proteggere i nostri figli dal male. E tuttavia, sappiamo che con il loro primo passo da bambini, e ogni altro passo dopo di quello, si stanno allontanando da noi; che non ci saremo e non ci potremo sempre essere per loro. Soffriranno per la malattia, per le batoste, per i cuori spezzati e per le delusioni. E impariamo che il nostro lavoro più importante è quello di dare loro ciò di cui hanno bisogno per diventare indipendenti, capaci e forti, pronti per affrontare il mondo senza paura.

E sappiamo che non possiamo fare questo da soli. È traumatizzante quando a un certo punto ti rendi conto che, nonostante tutto l’amore che hai per i tuoi figli, non puoi fare tutto da solo. Che questo compito di tenere al sicuro i nostri bambini e di insegnare loro le cose per il meglio sono cose che possiamo fare solo insieme, con l’aiuto degli amici e dei vicini, con l’aiuto della comunità, e l’aiuto di una nazione. E in quel modo, ci rendiamo conto di avere la responsabilità di ogni bambino perché facciamo affidamento su tutti perché si occupino anche dei nostri, ci accorgiamo che siamo tutti genitori, che sono tutti nostri bambini.

Questo è il nostro primo compito: occuparci dei nostri bambini. È il nostro primo dovere. Se non lo facciamo bene, non faremo niente di giusto. Ed è sulla base di questo che saremo giudicati come società.

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