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  • sabato 15 dicembre 2012

Chi è Rebecca Kadaga

La politica ugandese ricevuta dal Papa mercoledì, che in Uganda ha promesso di far approvare una legge contro l'omosessualità entro l'anno

Mercoledì scorso, durante l’Udienza Generale, il Papa ha incontrato una delegazione ufficiale dell’Uganda guidata da Rebecca Kadaga, presidente del parlamento. Kadaga, nelle scorse settimane, aveva apertamente appoggiato la legge anti-omosessuali che al momento è in discussione nel parlamento ugandese, promettendo di farla approvare entro l’anno perché «il popolo ugandese lo chiede»: di conseguenza, la foto di Benedetto XVI che stringe le mani della donna sta circolando molto sui social network, accompagnata molto spesso da commenti estremamente critici.

«Penso che non dimenticherò mai questo momento e ringrazio Dio per l’opportunità che mi ha dato», ha detto Kadaga dopo l’incontro. Il Papa ha benedetto la delegazione ugandese e la stessa Kadaga, che era accompagnata da diversi parlamentari. La delegazione ugandese si trova a Roma per partecipare a un’assemblea della Corte Penale Internazionale, dove ha fatto richiesta di poter portare avanti autonomamente i processi ai criminali di guerra come Joseph Kony.

Rebecca Kadaga, 56 anni, è un avvocato e il primo presidente del parlamento donna nella storia dell’Uganda, eletta nel maggio del 2011. Nel 1989 è stata eletta al parlamento per la prima volta e da allora è stata più volte ministro. A proposito della legge anti-omosessuali ha dichiarato: «Chi siamo noi per opporci a quello che la gente ci chiede? Questa gente non dovrebbe pregarci».

Kadaga ha pronunciato queste parole in seguito a una petizione che un movimento anti-gay le aveva rivolto personalmente: «Presidente, non possiamo restare fermi mentre un fenomeno così distruttivo prende piede nel nostro paese». Kadaga ha anche partecipato direttamente ad alcuni incontri organizzati dai movimenti anti-omosessuali e dalla chiesa evangelica. Nel corso di uno di questi incontri l’omosessualità è stata definita «una seria minaccia», mentre alcuni sacerdoti di confessione evangelica hanno chiesto a Kadaga di far passare la legge come «regalo di Natale» al popolo ugandese.

In Uganda, come in molti altri paesi dell’Africa subsahariana, avere rapporti sessuali con persone dello stesso sesso è già illegale e viene punito con una pena massima di 14 anni di carcere. La nuova legge anti-omosessuali prevede un aggravamento delle pene ed è in discussione dal 2009. Inizialmente era prevista anche la pena di morte nei casi in cui gli “atti omosessuali” venissero compiuti nei confronti di minorenni o da parte di persone sieropositive.

Nell’ultima revisione, quella che Kadaga ha promesso di far approvare entro l’anno, la pena di morte è stata eliminata, ma l’omosessualità e «tutte le pratiche relative» restano illegali. La legge prevede che sia un reato, punibile con una multa e con il carcere fino a tre anni, anche non denunciare un comportamento omosessuale. Nell’articolo 5 della legge viene specificato che non si possono punire i crimini commessi a causa di «un diretto coinvolgimento nell’omosessualità». Secondo gli attivisti gay, questo articolo rende di fatto legale o comunque difficilmente perseguibile l’omicidio degli omosessuali.

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