Dove pagano più tasse i ricchi?

Obama ha promesso che farà pagare di più chi guadagna di più: come stanno le cose da noi e qualche dato per capire di che cosa stiamo parlando

di Davide Maria De Luca

Il tema della tassazione dei ricchi è tornato di attualità ieri, quando Barack Obama ha rivolto alla nazione il suo primo discorso dopo quello della vittoria alle elezioni di martedì. «I ricchi come me devono pagare più tasse», ha detto in sostanza Obama. Un messaggio simile a quello che ha utilizzato in campagna elettorale e poi negli ultimi mesi il presidente francese, François Hollande. In Italia il discorso di Obama è stato utilizzato da molti politici e giornalisti per chiedere che l’innalzamento delle tasse ai più ricchi diventi un tema della campagna elettorale anche in Italia. Ma dove pagano più tasse i ricchi e in che posizione è l’Italia nella classifica?

Chi sono i ricchi?
Non esiste una definizione accettata da tutti su chi siano i ricchi, ma le premesse di questa discussione aiutano a circoscrivere la categoria. Se “tassare i ricchi” deve essere una soluzione per riparare ai buchi nel bilancio degli stati causati dalla crisi, allora è probabilmente necessario considerare come ricchi chi guadagna intorno ai 150 mila euro l’anno. I redditi tra i 100 e i 250 mila euro sono, nelle fasce di reddito superiori alla media, quelli più numerosi. Per questo motivo quando un governo si propone di alzare le tasse sui ricchi cerca di agire su questo gruppo: come Obama, che vuole alzare la tassazione ai redditi superiori ai 250 mila dollari. Per dare un’idea dei numeri, e senza tener conto dell’evasione fiscale, in Italia ci sono circa 400 mila persone che dichiarano di superare i 100 mila euro l’anno.

Tassare soltanto chi guadagna molto più di queste cifre, in genere, produce un gettito fiscale molto basso: basti pensare che in Francia, ad esempio, soltanto 30 mila persone dichiarano un guadagno superiore a  un milione di euro. Sempre 30 mila contribuenti in Italia dichiarano un reddito superiore a 300 mila euro e visto che Italia e Francia sono due paesi abbastanza simili è probabile che il numero sia in qualche misura sottostimato dall’evasione.

Le classifiche
La società di revisione contabile KPMG ha pubblicato due classifiche dei primi quattro paesi al mondo che tassano di più chi ha un reddito rispettivamente di 100 mila e 300 mila dollari l’anno, secondo i dati validi fino a luglio di quest’anno.

Tasse e contributi su 100 mila dollari di reddito annuo
Belgio 47%
Grecia 46,5%
Croazia 46%
Italia 45,6%

In questa classifica l’Italia è seguita da Germania, Austria e Danimarca. La Norvegia è al 17° posto e la Svezia al 20° (con un aliquota totale del 38%).

Tasse e contributi su 300 mila dollari di reddito annuo
Austria 55,8%
Francia 54%
Belgio 53,4%
Italia 51,4%

In questa classifica l’Italia è seguita dalla Danimarca, dalla Svezia, dalla Finlandia e quindi dall’Olanda. Germania e Spagna sono al 17° e 18° posto. Il Regno Unito si trova al 20° e gli Stati Uniti al 53°.

Questi dati riguardano la tassazione sulle persone – perché c’è anche quella sulle imprese a cui arriveremo alla fine – e in particolare le tasse sul reddito, non quelle sul patrimonio. Le tasse sul reddito sono quelle che colpiscono il guadagno mese per mese. Quelle sul patrimonio colpiscono le cose che abbiamo, anche se non producono reddito: la casa, ad esempio.

In genere nelle classifiche vengono utilizzate solo le aliquote sul reddito – cioè la percentuale dell’imponibile che viene tassata – perché sono più facili da individuare e più esplicative dell’effettiva pressione fiscale. A queste aliquote, nelle due classifiche più sopra, sono stati aggiunti i contributi per la pensione e le altre spese per le social securities, che vengono sottratti ogni mese dalla busta paga. Sommando queste due aliquote si ottiene il livello di tassazione sul reddito.

I paesi con le aliquote più alte
La fama di paesi come la Svezia di avere la tassazione più alta del mondo deriva dalla semplice osservazione delle aliquote, senza compiere altri calcoli. In effetti l’aliquota massima svedese è del 56,6% e riguarda chiunque guadagni più di 81 mila dollari l’anno (circa 70 mila euro). L’aliquota massima in Italia si ferma al 43% per chiunque superi i 75 mila euro di reddito. Ma queste aliquote sono teoriche, non effettive: cioè non tengono conto ad esempio di una serie di agevolazioni e deduzioni. Fatti i dovuti conti, come nelle tabelle di KPMG, la Svezia risulta molto più in basso dell’Italia in classifica.

Le altre tasse
Tra i ricchi molti sono lavoratori dipendenti, come ad esempio i grandi manager. Molti altri, però, sono imprenditori. Questi hanno un reddito da lavoro, tassato come abbiamo visto sopra: il proprietario di una fabbrica che è anche presidente o amministratore delegato e come tale si paga una stipendio. Questi imprenditori, però, ricevono anche un altro reddito: l’utile della loro impresa. Questo utile viene tassato come reddito di impresa e soltanto dopo che l’impresa ha pagato queste tasse, l’utile viene distribuito tra gli azionisti, diventa parte del loro reddito e come tale viene nuovamente tassato.

In Italia il reddito di impresa viene tassato con l’IRES, che viene calcolata sull’utile, cioè su quanto l’impresa guadagna, e con l’IRAP – il cui gettito arriva alle regioni- che invece si calcola al lordo dei costi per oneri finanziari e personale. Va quindi pagata anche dalle aziende in perdita che non producono utile, il che ne fa una delle tasse che gli industriali trovano più ingiusta e di cui chiedono più spesso la riduzione o l’abolizione. Queste due tasse insieme producono una tassa sul reddito di impresa del 31%, superiore sia alla media Europea (22,57%) che a quella dei paesi OCSE (25,37%).

 Foto: PHILIPPE HUGUEN/AFP/Getty Images

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