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  • lunedì 5 Novembre 2012

Il governo e i disabili

Che cosa cambiano le parole di Grilli (poco) nella storia dei fondi stanziati - e poi tagliati - per i malati di SLA

Aggiornamento delle 21.40
Dal Messico, dove è in corso il G20, il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha voluto rassicurare le persone con malattie invalidanti che hanno protestato in questi giorni per i tagli del finanziamento alle cure e l’assistenza che sarebbe stato deciso dal governo, con un provvedimento contenuto nella legge di stabilità: «Le risorse per i malati di SLA ci sono», ha detto Grilli. Nella legge di stabilità sono stati previsti, in base all’ultimo accordo tra il governo e i partiti di maggioranza che l’hanno modificata, un fondo da 900 milioni di euro che, in base alle parole di Grilli, servirà per finanziare «diverse priorità, la prima delle quali sono le politiche sociali e al loro interno c’è la questione della non autosufficienza e quindi della SLA». Quando sono state pubblicate le nuove norme, che dovranno comunque essere approvate dal parlamento, si era parlato di un Fondo sociale, da identificare per la destinazione e per le ripartizioni, di 900 milioni di euro che appartiene a Palazzo Chigi, cioè la Presidenza del Consiglio, che dovrà emanare un decreto in cui saranno suddivise le risorse. Al momento quindi c’è un accordo tra governo e maggioranza per destinare una parte di questi 900 milioni di euro «per questa gravissima malattia», ma non sono state comunicate cifre. Questi soldi, che sono stati ricavati da una revisione delle norme della legge di stabilità, sembrano essere una cosa diversa dal Fondo per la non autosufficienza di 400 milioni di euro approvato con alcuni emendamenti dalla commissione Affari sociali, che dovrebbe derivare al fondo Catricalà.

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In questi giorni si è parlato molto delle proteste dei malati di Sclerosi laterale amiotrofica (SLA) in seguito ai tagli del finanziamento per le cure e l’assistenza stabilito dal governo con la legge di stabilità. Il 21 ottobre circa 70 disabili affetti da SLA e altre malattie invalidanti hanno iniziato lo sciopero della fame per chiedere il ripristino da parte del governo dei fondi per l’assistenza e le cure per le persone non autosufficienti. I finanziamenti erano stati stanziati dal governo lo scorso luglio attraverso la spending review: si trattava di 658 milioni di euro al Fondo per gli interventi urgenti e indifferibili (stabilito con il decreto anti-crisi nel 2009). Parte di questa somma sarebbe stata destinata a svariate attività, stabilite con un decreto dal presidente del Consiglio, mentre avrebbe finanziato «in via prevalente» (come si legge nella norma) l’assistenza delle persone con gravi disabilità.

Come spiegano i promotori del Comitato 16 novembre – che si batte per i diritti delle persone con malattie invalidanti e che ha guidato le proteste degli ultimi giorni – si tratterebbe quindi di almeno 330 milioni di euro. Il finanziamento è stato però assorbito dal cosiddetto Fondo Catricalà, destinato alle emergenze, gestito dalla presidenza del Consiglio e portato a 900 milioni di euro. Nel nuovo fondo non c’è nessuna voce che indica la somma destinata alle cure e all’assistenza dei malati gravi, che rischiano di trovarsi quindi senza alcun aiuto da parte del governo.

(La legge di stabilità in 20 punti)

I malati hanno chiesto che il fondo venga ripristinato e che sia rispettato quanto stabilito dallo stesso governo con la spending review. Hanno sospeso lo sciopero della fame dopo sei giorni, in seguito alle promesse fatte dai ministri del Lavoro Elsa Fornero e della Salute Renato Balduzzi durante un recente incontro. Mercoledì scorso – dopo una riunione del Consiglio dei ministri che non ha portato molti risultati – Fornero e Balduzzi sono andati a Cagliari a casa di Salvatore Usala, malato di SLA e segretario nazionale del Comitato 16 novembre, e hanno ribadito il loro impegno per ripristinare un fondo destinato all’assistenza di tutte le persone colpite da malattie gravemente invalidanti. Usala ha detto che i ministri hanno chiesto 20 giorni di tempo e, dopo aver ribadito la piena fiducia nei loro confronti, ha aggiunto che il Comitato aspetterà fino al 20 novembre me «se non avremmo risposte 100 malati riprenderanno la protesta con azioni eclatanti ed estreme».

Usala ha scritto oggi una nuova lettera al governo in cui critica la richiesta di 20 giorni di tempo per concretizzare le assicurazioni dei ministri («pare che il Presidente Monti e il Ministro Grilli abbiano ritenuto il finanziamento non prioritario rispetto alle problematiche contingenti. Vi chiedo: cosa c’è di prioritario rispetto alla vita?») e in cui chiede una risposta entro il 12 novembre, anziché il 20, prima di iniziare una nuova «protesta senza precedenti: sciopero della fame di almeno 80 malati gravissimi, presidio permanente, giorno e notte, davanti ad un ministero chiave, e altre cose mai viste».

In particolare il Comitato 16 novembre chiede che il governo stabilisca un fondo di 400 milioni di euro destinati ai malati gravi attraverso un emendamento alla legge di stabilità, nel rispetto di quanto stabilito dalla spending review. Il fondo permetterà di assicurare a ogni paziente circa 20 mila euro all’anno, necessari per pagare le cure, l’assistenza costante e i macchinari estremamente costosi (molti malati hanno subito una tracheotomia, altri sono in grado di muovere soltanto gli occhi e per comunicare hanno bisogno di computer che scrive riconoscendo il movimento dele pupille).

La settimana scorsa la commissione Affari sociali della Camera ha approvato alcuni emendamenti per rifinanziare alcuni fondi destinati al sociale: 400 milioni di euro al Fondo per la non autosufficienza, 450 milioni di euro a quello politiche sociali, 11 milioni al Fondo per la famiglia, 100 milioni al Fondo per l’inclusione degli immigrati e 20 milioni al Fondo per il servizio civile. I finanziamenti dovrebbero essere presi dal fondo Catricalà, che quindi non sarebbe più destinato a spese indistinte ma a specifiche necessità sociali specifiche. Nel frattempo molti politici hanno preso le parti dei malati facendo pressioni sul governo perché ripristini i finanziamenti e chiedendo che il fondo Catricalà sia portato a 1,1 miliardi di euro.

Il Fondo per le non autosufficienze è stato istituito dal governo Prodi con la Finanziaria del 2007: prevedeva lo stanziamento di 100 milioni di euro nel 2007, 300 milioni per il 2008 e 400 per il 2009, che sarebbero stati erogati dalle regioni. Il fondo è stato successivamente ridotto e infine azzerato dal governo Berlusconi.

Foto: Una protesta di persone disabili contro il governo, 31 ottobre 2012 (Mauro Scrobogna/La Presse)