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  • lunedì 22 ottobre 2012

L’ultimo dibattito Obama-Romney

Guida al terzo confronto prima del voto, stanotte: si parlerà di politica estera, i candidati temono soprattutto strafalcioni (e perché c'entra il baseball?)

di Francesco Costa – @francescocosta

Questa sera a Boca Raton, in Florida, alla Lynn University, Barack Obama e Mitt Romney si confronteranno nel loro terzo e ultimo dibattito televisivo di questa campagna elettorale. Finora Obama e Romney si sono confrontati due volte: la prima volta Romney è stato nettamente più convincente, la seconda volta Obama si è preso la rivincita.

Quando
Il dibattito avrà inizio alle 21 ora locale, quando in Italia saranno le tre del mattino di martedì.

Come
Stavolta il formato del dibattito torna a essere quello tradizionale, dopo il town hall meeting della settimana scorsa. Il confronto sarà diviso in sei segmenti da circa 15 minuti l’uno. Il moderatore aprirà ogni segmento con una domanda alla quale risponderanno entrambi i candidati, per due minuti. I candidati – che saranno seduti a un tavolo – potranno poi approfondire le loro risposte. Il moderatore del dibattito sarà Bob Schieffer di CBS News, che ha già moderato il terzo confronto tra Bush e Kerry, nel 2004, e il terzo confronto tra Obama e McCain, nel 2008. Il tema del dibattito sarà la politica estera.

(Foto storiche di dibattiti americani)

Dove
Negli Stati Uniti il dibattito sarà trasmesso da tutti i principali network televisivi. In Italia lo trasmetteranno in diretta SkyTg24 e RaiNews24, con traduzione simultanea in italiano.

Cosa
Il fatto che questo dibattito si basi sulla politica estera lo rende in teoria un po’ meno significativo dei precedenti, nei quali si sono affrontati i temi che più stanno a cuore all’elettorato americano in questo momento: la disoccupazione, le tasse, la crisi economica. In pratica però ci sono ottime ragioni per considerare questo dibattito potenzialmente il più importante dei tre.

Innanzitutto perché è l’ultimo: sia Obama che Romney con ogni probabilità non avranno altre occasioni per rivolgersi a così tanti americani tutti in una volta, e quindi useranno le loro ultime cartucce. Inoltre perché alcune questioni, su tutte i rapporti con la Cina, permetteranno ai candidati di toccare temi economici e di politica interna, mentre altre – gli attacchi di Bengasi, i droni, l’Iran e la bomba atomica – restano comunque di grande delicatezza e importanza, e i candidati vorranno mostrarsi affidabili e preparati. Soprattutto sugli attacchi di Bengasi sarà interessante vedere se Romney insisterà, dopo il passo falso del dibattito della settimana scorsa, oppure deciderà di lasciar perdere.

Infine, sintetizzando, questo dibattito è importante perché è un dibattito. Per spiegare meglio: al di là del tema di cui Obama e Romney discutano e di quanto questo sia interessante, il fatto che ne discutano in diretta davanti a decine di milioni di persone, senza appunti, senza rete, rende l’evento potenzialmente decisivo. A questo punto della campagna elettorale, infatti, sono pochi gli elettori che non hanno ancora deciso chi votare. E anche quelli che non hanno ancora deciso chi votare hanno comunque sentito un’incredibile quantità di spot elettorali, discorsi, interventi a favore dell’uno o dell’altro. Ormai, salvo sorprese, l’efficacia con cui è presentato un programma conta quanto o più dell’efficacia stessa del programma. Per questo i dibattiti televisivi con questo formato non sono vinti da chi ha le idee migliori bensì da chi le espone meglio, da chi si mostra più convincente e sicuro di sé, da chi risponde meglio alle critiche, da chi non commette errori e riesce a mettere l’altro in difficoltà. È un esercizio dialettico prima che politico, per quanto avere delle solide basi politiche lo renda sicuramente più facile.

Un esempio su tutti: quello che i candidati temono di più, in un dibattito sulla politica estera, è un errore fattuale. Sbagliare il nome di un capo di governo, fare confusione tra capitali, confondere un avvenimento con un altro. Mostrare di non padroneggiare quello di cui si parla. Nel 1976 il presidente uscente Ford disse durante un dibattito con Carter che non c’era «nessun dominio sovietico dell’Europa dell’est»: perse il suo vantaggio nei sondaggi e finì per perdere le elezioni. Un errore, anche meno grave di questo, sarebbe reso più dannoso dal fatto che stasera negli Stati Uniti si gioca anche un’importante partita di baseball, la finale dei playoff tra Giants e Cardinals. Questo vuol dire che molti non guarderanno il dibattito in diretta e si limiteranno ad ascoltare quello di cui parleranno i media, dopo.

9 storici dibattiti politici americani

foto: SAUL LOEB/AFP/Getty Images