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  • sabato 13 Ottobre 2012

Un brutto giorno per volare

Il 13 ottobre è l'anniversario di quattro disastri aerei, uno molto noto e terribile: nel 1972 una squadra di rugby si schiantò sulle Ande e fu salvata dopo due mesi

Il luogo comune secondo cui l’aereo è il più sicuro dei mezzi di trasporto è vero: la possibilità di essere coinvolti in un incidente mortale durante un volo commerciale è una ogni diversi milioni, per quanto possa variare secondo gli standard di sicurezza di ogni compagnia aerea. Inoltre il numero degli incidenti gravi nell’aviazione è in costante calo, in percentuale. Fatte queste doverose premesse, il 13 ottobre è un giorno in cui ricorrono diversi anniversari di disastri aerei. Uno in particolare ha una storia terribile, ma andiamo con ordine.

1992
Il 13 ottobre di vent’anni fa un aereo Antonov An-124 da trasporto si schiantò vicino a Kiev, in Ucraina, uccidendo otto persone. Era il secondo prototipo costruito dell’An-124, che stava facendo alcune manovre di test con nove persone a bordo fuori dall’aeroporto di Gostomel. Mentre l’aereo stava provando una discesa ad alta velocità, a circa 6 km di quota, il muso dell’aereo colpì un grosso uccello causando la rottura di una porta e la perdita del controllo da parte dell’equipaggio. Solo una delle nove persone a bordo riuscì ad eiettarsi in tempo dall’aereo, che si schiantò in una foresta.

Quarant’anni fa
Due gravi disastri aerei avvennero lo stesso giorno, il 13 ottobre del 1972: quel giorno, un Ilyushin Il-62 dell’Aeroflot (la compagnia di bandiera sovietica) cadde fuori da Mosca con 174 persone a bordo. L’aereo, proveniente da Leningrado e diretto a Mosca, fallì il terzo tentativo di atterraggio a causa delle cattive condizioni meteorologiche uccidendo tutte le persone a bordo. Ma il 13 ottobre 1972 fu anche il giorno di uno dei più celebri incidenti aerei della storia, che successe in una remota zona montuosa delle Ande lungo il confine tra Cile e Argentina.

Il volo 571
Il volo 571 dell’Aeronautica militare uruguaiana stava trasportando la squadra di rugby degli Old Christians, che esiste tuttora ed è una delle più forti dell’Uruguay, da Montevideo a Santiago del Cile, dove erano attesi per una partita. I giocatori erano accompagnati da amici e familiari: in totale, il volo aveva 45 persone a bordo. A causa del cattivo tempo sulle Ande, il volo iniziato il giorno prima aveva dovuto fermarsi per la notte nella città di Mendoza, in Argentina, al di qua della catena montuosa.

Il pomeriggio del 13 ottobre il volo riprese e l’aereo si diresse a un passo montuoso per valicare le Ande. Il passo era coperto dalle nuvole: per sapere quando iniziare la discesa oltre la catena montuosa, i piloti si affidarono al tempo di percorrenza usuale per quel tratto di cielo, una procedura nota come navigazione stimata o dead reckoning (oggi molto poco utilizzata grazie ai miglioramenti dei sistemi di posizionamento satellitare come il GPS). Ma i forti venti falsarono il calcolo e l’aereo iniziò a scendere in mezzo alle spesse nuvole quando si trovava ancora in mezzo alle montagne, dirigendosi involontariamente verso un picco montuoso contro cui si schiantò a circa 4.200 metri di altitudine.

Lo schianto uccise circa un quarto dei passeggeri sul colpo, mentre le temperature gelide dell’alta montagna e le ferite nell’incidente causarono la morte di altre persone nell’arco dei primi giorni successivi. La trentina di persone rimasta, bloccata a migliaia di metri di altitudine senza nessun equipaggiamento specifico per resistere al freddo e quasi senza cibo, venne lentamente decimata. Dopo alcuni giorni, il gruppo decise di nutrirsi con i cadaveri delle persone morte nello schianto e nei giorni successivi, mentre alla fine di ottobre sentirono da una radio che le ricerche erano state sospese.

Gli ultimi 16 sopravvissuti vennero ritrovati il 23 dicembre del 1972, oltre due mesi dopo l’incidente: riuscirono ad essere salvati grazie alla marcia di dieci giorni in mezzo alle montagne di due di loro, Nando Parrado e Roberto Canessa, che si imbatterono in una piccola carovana di mulattieri cileni. La storia del volo 571 è stata raccontata in innumerevoli trasmissioni televisive, documentari, libri e in almeno un film di discreto successo, Alive del 1993.

Nel 1976
Quattro anni più tardi, il 13 ottobre 1976, un cargo boliviano – il modello era un Boeing 707 – si schiantò a Santa Cruz, in Bolivia, mentre stava decollando con tre persone a bordo diretto a Miami. I piloti non riuscirono a ottenere abbastanza spinta in fase di decollo e si alzarono da terra troppo tardi, colpendo alcuni alberi e tetti di case in fondo alla pista dell’aeroporto. L’aereo si schiantò su un campo da calcio a circa mezzo chilometro dalla pista, uccidendo oltre novanta persone a terra, molte delle quali bambini.

I sopravvissuti al disastro del volo 571 sulle Ande poco dopo l’arrivo dei soccorritori, 22 dicembre 1972.
Foto: AP Photo