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  • venerdì 12 Ottobre 2012

La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi i tagli dei grandi stipendi pubblici

La Consulta ha detto che gli aumenti sono "garanzia di indipendenza", il provvedimento era stato contestato da undici tribunali amministrativi regionali

Ieri la Corte Costituzionale ha bocciato l’introduzione del contributo di solidarietà per i dipendenti pubblici che guadagnano più di 90mila euro all’anno. La norma, introdotta nel 2011, rientra nel piano del governo per il risparmio sulla spesa pubblica. Secondo la Corte Costituzionale è illegittima la parte del provvedimento in cui è stabilito di ridurre del 5 per cento lo stipendio dei dipendenti che guadagnano tra 90mila euro e 150mila euro e del 10 per cento per chi guadagna più di 150mila euro. In base alla relazione tecnica del governo, questa norma avrebbe dovuto riguardare 26.472 persone per un risparmio di circa 23 milioni di euro all’anno. Inoltre, è stata dichiarata illegittima anche la cancellazione degli acconti da versare per gli anni 2011, 2012, 2013.

La Corte costituzionale salva dai tagli gli stipendi dei magistrati e dei «Paperoni» della Pubblica amministrazione, quei dipendenti pubblici con un reddito superiore ai 90 mila euro. «Violazione del principio di uguaglianza» per tutti i dirigenti pubblici rispetto ai privati. E «limiti tracciati dalla giurisprudenza di questa Corte irragionevolmente oltrepassati» per i magistrati, per i quali l’adeguamento automatico triennale dello stipendio è garanzia di indipendenza, non avendo le toghe nessun altro strumento contrattuale. Queste in sintesi le motivazioni con le quali la Corte ha bocciato il contributo di solidarietà introdotto l’anno scorso dal governo Berlusconi (ministro del Tesoro Tremonti).

Secondo la Consulta, il decreto numero 78 del 2010 è illegittimo nella parte in cui riduce del 5%, fino al 31 dicembre 2013, la retribuzione dei singoli dipendenti tra 90 mila e 150 mila euro, e del 10% la parte eccedente i 150 mila euro. La violazione dell’articolo 3 della Costituzione si è realizzata rispetto agli altri dipendenti che guadagnano sotto questo tetto, ma soprattutto rispetto ai dipendenti privati. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha sottolineato lo «sconcerto dei cittadini pur in presenza di una sentenza ineccepibile dal punto di vista del diritto: un cittadino non capisce perché per gli esodati non si trova una soluzione ma si interviene per annullare una decisione presa dal governo per limitare gli stipendi dei manager pubblici».

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