Elezioni in Sicilia, a che punto siamo

Fava si è ritirato e sosterrà una sindacalista, si è candidato Micciché, restano in corsa Musumeci e Crocetta: un faticoso punto della situazione

Oggi Claudio Fava ha ritirato la sua candidatura alla presidenza delle regione Sicilia. L’annuncio è arrivato alla fine di una lunghissima riunione tra IdV, SeL, Federazione della Sinistra e Verdi, i partiti che lo sostenevano: il termine ufficiale per la presentazione delle candidature è domani, 28 settembre, esattamente un mese prima della data del voto. Il ritiro di Fava è solo l’ultimo avvenimento in una situazione politica che da mesi è complicatissima.

Per fare un solo esempio, dopo l’annuncio del ritiro di Fava si era pensato subito che la coalizione IdV-SeL-Federazione della Sinistra-Verdi (riunita intorno alla sigla “Libera Sicilia“) potesse sostenere Rita Borsellino, che però non aveva dato disponibilità a candidarsi, o di Fabio Giambrone, senatore e segretario dell’IdV in Sicilia. Nel giro di un paio d’ore è arrivato l’annuncio che Fava sosterrà invece la candidatura alla presidenza di Giovanna Marano, sindacalista della FIOM-CGIL, candidandosi a sua volta come vicepresidente.

La campagna elettorale di Fava – 55 anni, catanese, giornalista e scrittore, ex deputato ed eurodeputato – era partita in largo anticipo rispetto alle altre e sembrava avviata in modo piuttosto solido, con un sito dedicato e scritte “Claudio Fava presidente” che si ritrovavano un po’ dappertutto nell’attività politica della sua coalizione. Il motivo per cui si è ritirato, infatti, sembra essere soprattutto burocratico. Dal 2001 il presidente della Sicilia si elegge con voto popolare diretto, quindi con esplicita indicazione sulla scheda elettorale. I requisiti per fare il presidente sono gli stessi di un deputato dell’assemblea regionale, secondo la legge regionale siciliana: avere 21 anni ed essere iscritti alle liste elettorali di un comune della Regione.

Il problema è che Fava ha fatto il cambio di residenza da Roma a Isnello (in provincia di Palermo) con cinque giorni di ritardo rispetto al limite massimo per votare alle prossime regionali. Questo limite scadeva il 13 settembre e Fava si è iscritto a una lista elettorale siciliana (a Isnello, appunto) solo il 18 settembre: il ministero dell’Interno, nei giorni scorsi, aveva ribadito che il termine era tassativo e che non ci sarebbero state deroghe. Dopo aver protestato e aver parlato di «golpe», Fava è stato quindi costretto a ritirare la sua candidatura per evitare che la sua elezione venisse annullata e le liste collegate a lui venissero dichiarate decadute.

La situazione siciliana
A giudicare dai sondaggi degli ultimi giorni, comunque, la vittoria di Fava alle regionali sarebbe stata molto difficile. Le rilevazioni di una settimana fa lo davano poco sopra il 10 per cento. Davanti a lui c’erano almeno tre candidati, che testimoniano la grande confusione della politica siciliana. Le elezioni sono state anticipate dopo le dimissioni di Raffaele Lombardo del 31 luglio scorso (la scadenza naturale del mandato, della durata di cinque anni, sarebbe stata nell’aprile 2013).

Da un lato c’è il centrodestra siciliano, che è cosa ben diversa, in quanto a equilibri ed alleanze, rispetto a quello nazionale: un ruolo centrale ha il partito “regionale” Grande Sud, federazione guidata da Gianfranco Miccichè, 58 anni, potente politico palermitano ex Forza Italia (è stato anche a lungo manager di Publitalia) che è parlamentare dal 1994 e ha ricoperto diversi incarichi nei governi Berlusconi. Dopo diverse dichiarazioni in un senso e nell’altro, Miccichè ha annunciato la sua candidatura a presidente della Regione il 28 agosto scorso ed è attualmente terzo nei sondaggi, con il 18 per cento delle preferenze.

Il candidato oggi in vantaggio nei sondaggi è invece Nello Musumeci, fino a un mese fa sostenuto anche da Micciché, già presidente della provincia di Catania e parlamentare europeo. Musumeci è sostenuto da una lista che porta il suo nome, dal PdL e dalla Destra (movimento di cui è tra i fondatori).

Dall’altra parte c’è il centrosinistra. Anche qui la situazione è divisa: PD, UdC e ApI appoggiano Rosario Crocetta, dato al secondo posto dietro a Musumeci ma piuttosto in svantaggio. Crocetta, sindaco di Gela per il centrosinistra dal 2002, confermato alle elezioni del 2007, primo sindaco italiano dichiaratamente omosessuale, dopo un passato nei Comunisti italiani ha aderito al PD nel 2008 ed è stato eletto al Parlamento europeo nel 2009. Ha dichiarato di voler aprire al centro la coalizione e molti, tra cui Fava, lo hanno criticato per questa scelta che darebbe “continuità” alle giunte Cuffaro e Lombardo, accusate di collusioni e di scarso impegno nella lotta alla criminalità organizzata. Da parte sua Raffaele Lombardo, il governatore uscente, ha detto che si ritirerà dalla politica attiva, mentre il suo partito – MpA, che ha cambiato nome di recente in Partito dei Siciliani – è considerato vicino a dare il suo appoggio a Micciché.

Foto: Mauro Scrobogna /LaPresse