Tagli in Grecia, ancora

Il governo Samaras vuole ottenere la nuova rata del prestito internazionale, ma intanto le misure precedenti hanno fruttato meno di quanto preventivato

Il governo greco guidato dal primo ministro Antonis Samaras spera di ottenere entro la metà di settembre l’approvazione da parte di Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Unione Europea (la cosiddetta “troika”) all’erogazione della nuova rata del prestito internazionale approvato per far fronte alla crisi del debito sovrano del paese, che altrimenti andrebbe rapidamente in crisi di liquidità. A tale scopo, stando agli accordi, il governo deve approvare misure – soprattutto tagli – per raccogliere 11,5 miliardi di euro tra il 2013 e il 2014.

«Il nostro obiettivo è raggiungere un accordo per il 14 settembre», ha detto una fonte del ministero delle Finanze greco all’agenzia di stampa Reuters. Nello stesso giorno dovrebbe essere in programma a Nicosia un incontro informale dell’Eurogruppo, l’organo che comprende i ministri dell’Economia e delle Finanze dei paesi che adottano l’euro.

(Da dove vengono i guai della Grecia, tra conti truccati e spese abnormi)

I tre ispettori della troika avevano incontrato il primo ministro Samaras ad Atene a inizio agosto e ritorneranno a controllare lo stato delle riforme, probabilmente, il 5 settembre, in modo da verificare la coerenza e l’attuabilità delle misure di austerità. Secondo Reuters, il governo greco ha già individuato dove reperire 10,8 miliardi di euro. Si sta discutendo su altri 700 milioni di euro da trovare «il prima possibile». Il settimanale tedesco Der Spiegel ha scritto che il governo di Atene avrebbe necessità di trovare altri 2,5 miliardi di euro oltre alla cifra inizialmente prevista di 11,5 miliardi di euro, visto che le misure già approvate non hanno permesso di raccogliere quanto preventivato.

Secondo il Wall Street Journal ci sarebbero in vista licenziamenti e riduzioni di salario per i dipendenti pubblici, un settore già colpito nella prima fase del salvataggio dell’economia greca. Tra le misure allo studio dovrebbe esserci anche una riduzione dell’uno o due per cento sulla pensione minima da 800 euro e del 15 per cento su quelle più alte (2.000 euro massimo al mese). Sono previsti tagli anche per chi è titolare di due pensioni e la riduzione dei pre-pensionamenti. Si stima che i tagli che riguardano la riduzione delle pensioni e dei salari ammonteranno a 4 miliardi di euro. Dall’inizio della crisi del debito sovrano greco alla fine del 2009, gli stipendi dei lavoratori del settore pubblico sono stati ridotti del 40 per cento. E i partiti che formano la coalizione di governo, il conservatore Nuova Democrazia, i socialisti del Pasok e alcuni partiti della sinistra democratica, avevano promesso nella campagna elettorale che avrebbero evitato altri tagli alle pensioni e ai salari pubblici. Altri tagli allo studio dovrebbero riguardare la sanità (1 miliardo di euro), la difesa (1 miliardo di euro) e il settore dell’istruzione e i trasferimenti agli enti locali.

C’è poi il problema dei dipendenti pubblici, il cui numero notevole è indicato da molti come una delle ragioni delle difficoltà economiche del paese. La spesa pubblica del governo greco è di circa 80 miliardi di euro all’anno: di questi, 60 miliardi vanno per pensioni e salari pubblici, ha detto un funzionario del ministero delle Finanze. I restanti 20 miliardi sono spesi per il mantenimento dell’amministrazione pubblica, le scuole e i servizi pubblici, come per esempio gli ospedali. Fotis Kouvelis, il leader di Sinistra Democratica che fa parte della coalizione di governo, ha detto che si opporrà a ogni proposta di licenziamenti.

Domani Antonis Samaras incontrerà ad Atene il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, primo ministro del Lussemburgo, per presentare uno schema generale delle nuove misure. Venerdì prossimo il primo ministro greco incontrerà il cancelliere tedesco Angela Merkel e, il giorno dopo, il presidente francese François Hollande. Tutto questo per ottenere, alla fine, la rassicurazione sulla seconda parte degli aiuti dai paesi dell’Eurozona: 31 miliardi di euro. Con la speranza, contemporaneamente, di ottenere una proroga di due anni rispetto agli obiettivi di bilancio da raggiungere. Il problema è che per prorogare di due anni il raggiungimento degli obiettivi bisognerebbe probabilmente prorogare anche gli aiuti finanziari, aggiungendo altri soldi ai 173 miliardi di euro in parte già versati e in parte promessi.

Foto: Antonio Samaras, primo ministro greco (AP Photo/Thanassis Stavrakis)