Non è un Pantheon, è un linguaggio

Pierluigi Battista spiega il "bricolage" delle citazioni renziane, che spiazza il vecchio discorso politico e le abitudini ideologiche

Molti commentatori e giornali si sono dedicati tra sabato e domenica a compilare la lista delle citazioni “pop” nell’intervento di Matteo Renzi al convegno da lui convocato a Firenze, proponendolo come un nuovo “pantheon” (a cominciare dalla citazione di Mary Poppins, di cui però Renzi criticava il modello declinato in politica). Ma, spiega Pigi Battista sul Corriere della Sera, quello di Renzi non è più il modello del pantheon (come dimostra il caso di Mary Poppins, o quello della citazione dei Righeira): è un “bricolage” di riferimenti che formano – “può piacere o non piacere” –  un modo diverso di comunicare concetti.

Mary Poppins, per quanto antica, appare decisamente post. E pop. Una icona non nuova, ma rinnovata. Tradizionale, ma non tanto da essere menzionata, citata e proiettata nel discorso di un aspirante leader di partito. E invece due minuti di Matteo Renzi sono stati interamente dedicati a lei, a Mary Poppins. Tra una parabola sulla Polaroid e una citazione dei Righeira.
Con Renzi il Pd, piaccia o no, assume una coloritura post-ideologica. E non si lascia alle spalle solo l’ideologia pesante e totalizzante, quella dell’èra dei Togliatti e dei De Gasperi, o dei Berlinguer e dei Moro. No, anche quella, moderna, disinvolta, dinamica, «di tendenza» di una generazione politica, quella di Veltroni ma anche di D’Alema, che ai simboli della cultura politica più tradizionale affiancava richiami al mondo «moderno» del cinema e della canzone. Veltroni rilanciò l’«I care» di don Milani e l’omaggio alla tradizione liberal-azionista con la visita torinese a Norberto Bobbio. Ma non risparmiava citazioni e riferimenti a McEwan, o a De Gregori. Con Renzi la mescolanza tra i due piani, tra la dimensione pop e quella più consona al vecchio stile del discorso, si assottiglia fino a scomparire del tutto.

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