• Cultura
  • mercoledì 13 Giugno 2012

Spostiamo cose

Foto da ogni parte del mondo di quello che facciamo tutti, fin da bambini, chiedendoci ogni volta se ce la faremo e qual è il modo migliore di farla

È una cosa su cui cominciamo a impegnare i nostri pensieri e i nostri sforzi da bambini e probabilmente non smettiamo mai più: qual è il modo migliore per portare questo peso? Ce la faccio a portare fino in casa la cassa dell’acqua? E quanto è pesante la cartella, che poi è diventata zaino e poi persino trolley, proprio per questo? E il dilagare dei trolley nei panorami occidentali, negli ultimi vent’anni? E se compro questo armadio di Ikea, poi sarò in grado di caricarlo in macchina, giù nel parcheggio (per fortuna interviene un creativo extracomunitario che ha intuito l’opportunità)? E questa cassa è meglio tenerla in braccio, su una spalla, o trascinarla appoggiata su un tappeto? E questo sacchetto terrà tutta la spesa o si sfonderà? E perché noi occidentali non portiamo niente sulla testa? E l’estinzione dei facchini?

Il modo di “portare le cose” ha conosciuto grandi sviluppi nel tempo e conosce grandi differenze nello spazio – soprattutto tra paesi ricchi e paesi poveri – ed è un pezzo sempre presente delle nostre vite. Per quanto lo meccanizziamo, alla fine in misure diverse ogni giorno lavoriamo di braccia. Spostiamo cose.