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  • giovedì 24 Maggio 2012

Il caso del dipinto di Jacob Zuma

Un contestato e irriverente ritratto che mostrava il presidente sudafricano è stato ricoperto di vernice, il partito di governo ne chiede comunque la rimozione

Un controverso dipinto che ritrae il presidente sudafricano Jacob Zuma è stato vandalizzato martedì 22 maggio in una galleria d’arte di Johannesburg, mentre il partito di Zuma, l’African National Congress (ANC), porta avanti da giorni una causa legale perché il quadro venga rimosso dalla mostra.

Il dipinto, che vale circa 11.000 euro ed è già stato venduto a un privato, è alto circa 1,85 metri e ritraeva il presidente in una posa solenne che ricorda un celebre quadro di Lenin, ma con i genitali in evidenza nella parte bassa del quadro. È in acrilico rosso, giallo e nero, si intitola “The Spear” (“la lancia”) ed è opera di un artista bianco di Città del Capo, Brett Murray, che era già noto per opere controverse e di argomento politico.

Il vandalismo è stato ripreso da una tv locale (non è chiaro se casualmente o imbeccata dagli autori del gesto), eNews: il video mostra un uomo bianco di mezza età tracciare una croce con la vernice rossa sui genitali del presidente e poi sulla sua faccia, dopo di che un ragazzo nero ricopre gran parte della figura di Zuma con pittura nera.

I due uomini sono stati identificati come Barend la Grange e Louis Mabokela e sono indagati per danneggiamento. La Grange ha parlato spesso con i giornali dopo il suo vandalismo: sostiene di non aver mai incontrato Mabokela prima, che i due gesti sono stati portati avanti indipendentemente (anche se sono avvenuti a brevissima distanza l’uno dall’altro) e si descrive come un “uomo d’affari”. Ha anche detto che non è un sostenitore di Zuma. La Grange gestisce un sito di analisi politica, che dice essere il suo hobby.

In un’intervista al quotidiano sudafricano Mail & Guardian, la Grange ha spiegato il suo gesto: “Ho impiegato 15 secondi a distruggere questa insensibile opera d’arte. Abbiamo molto più di cui preoccuparci in Sudafrica che un dipinto. Ci sono persone che rischiano la vita, c’è la tensione razziale e la gente non si rende conto di dove questo può portare”. Il processo contro la Grange e Mabokela inizierà il prossimo 28 giugno.

Il quadro è già al centro di una polemica tra l’ANC e la galleria d’arte Goodman Gallery, che lo esporrà fino al prossimo 16 giugno e che non sembra intenzionata a rimuoverlo dopo il vandalismo. L’ANC, al governo in Sudafrica dalla fine dell’apartheid, ha descritto il dipinto come “volgare, rozzo e irrispettoso” e sostiene che offende l’onorabilità del presidente. La Corte Suprema inizierà oggi le udienze per decidere del caso.

L’ANC chiede anche che il giornale City Press rimuova una fotografia del dipinto dal suo sito, una richiesta che ha fatto nascere critiche al governo di voler violare la libertà di espressione. Si tratta di un tema particolarmente sensibile in Sudafrica, dopo che leggi recenti sono state duramente contestate perché diminuirebbero la trasparenza nella pubblicazione di documenti dell’amministrazione.

Zuma si è detto colpito molto negativamente dal dipinto, che lo ritrarrebbe “come un donnaiolo, un uomo senza rispetto” e che creerebbe “dubbi sulla mia personalità agli occhi dei miei concittadini, familiari e bambini.” Zuma ha quattro mogli ed è stato assolto nel 2006 dall’accusa di stupro nei confronti di una conoscente. Nel 2008 fece causa a uno dei più celebri artisti sudafricani, Zapiro, dopo che questi ritrasse Zuma nell’atto di stuprare una donna che rappresentava la giustizia. La causa, una delle 11 che Zuma ha fatto ai mezzi di informazione e a diverse personalità per diffamazione, deve ancora concludersi.