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  • domenica 6 Maggio 2012

Il processo di Guantánamo

È iniziato ieri contro cinque imputati per gli attentati dell'11 settembre 2001 negli Stati Uniti: chi sono e di cosa sono accusati

È cominciato ieri a Guantánamo, a Cuba, il processo ai presunti organizzatori degli attentati dell’11 settembre 2001, tra cui quelli alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono di Washington. Gli imputati sono cinque: Khalid Sheikh Mohammed, Waleed bin Attash, Ramzi Binalshibh, Ali Abd al-Aziz Ali e Mustafa Ahmad al-Hawsawi. I cinque sono accusati, tra le altre cose, di terrorismo e strage, in quanto, secondo l’accusa, sarebbero stati loro a decidere e organizzare gli attacchi negli Stati Uniti. Negli attentati dell’11 settembre 2001 morirono 2.976 persone. Per queste accuse, i cinque rischiano la pena di morte.

Perché il processo di svolge a Guantánamo
Il processo è piuttosto controverso, in quanto i cinque imputati verranno processati da un tribunale militare e non da uno civile. In realtà, il presidente americano Barack Obama aveva provato fin dal 2009 a far spostare il processo a New York ma poi ha dovuto desistere a causa delle reazioni negative dei parenti delle vittime e di buona parte della popolazione americana, oltre che per l’opposizione dei deputati repubblicani al Congresso americano (dove hanno la maggioranza) nel corso del 2011.

(Perché Obama non ha chiuso Guantánamo)

Chi sono i cinque imputati
Khalid Sheikh Mohammed: nato nel 1964 (ma c’è chi dice 1965) in Kuwait e con cittadinanza pachistana, Mohammed viene considerato dall’accusa il principale responsabile e organizzatore degli attentati dell’11 settembre dopo Osama bin Laden. Secondo le autorità americane, in prigione avrebbe già ammesso “dalla A alla Z” le sue responsabilità. Mohammed è stato catturato in Pakistan nel 2003 dagli agenti segreti statunitensi insieme ai servizi segreti pachistani dell’ISI.

Ramzi Binalshibh: è uno yemenita di 40 anni. L’accusa principale contro di lui è quella di aver addestrato i dirottatori degli aerei di linea che vennero utilizzati per gli attentati dell’11 settembre 2001. È stato catturato a Karachi, in Pakistan, nel 2002.

Ali Abd al-Aziz Ali (detto anche Ammar al-Baluchi): è un pachistano di 34-35 anni, ex informatico, accusato di aver aiutato nove dei dirottatori a entrare negli Stati Uniti, dove avrebbe speso molto tempo per farli ambientare. È stato catturato a Karachi, in Pakistan, nel 2003, ed è stato trasferito a Guantánamo nel 2006.

Mustafa Ahmad al-Hawsawi: 43 anni, saudita, è accusato di aver coordinato e finanziato i dirottatori degli aerei. È stato catturato in Pakistan nel 2003.

Waleed bin Attash: 32 anni, yemenita, è l’imputato più giovane dei cinque. Ex guardia del corpo di Osama bin Laden, è accusato di aver addestrato diversi dirottatori degli aerei dell’11 settembre 2001. È stato catturato a Karachi, in Pakistan, nel 2003 insieme a Ali Abd al-Aziz Ali.

Che cosa è successo ieri
La prima udienza del processo ieri è stata piuttosto turbolenta. I cinque imputati hanno interrotto più volte il processo e non hanno voluto collaborare con le autorità statunitensi. Quando hanno rifiutato gli auricolari con la traduzioni simultanea in arabo, la Corte ha deciso per la traduzione consecutiva in aula affinché i cinque ascoltassero i crimini di cui sono accusati. Ramzi Binalshibh si è inginocchiato in aula e si è messo a pregare per diversi minuti, prima di gridare “ci ucciderete tutti”.

Khalid Sheikh Mohammed, oltre agli attentati dell’11 settembre 2001, è accusato di aver partecipato anche ad altri attentati, tra cui quello al World Trade Center nel 1993, quello di Bali nel 2002 e all’uccisione del giornalista americano Daniel Pearl nel 2002. Mohammed ha detto di esser stato torturato più volte a Guantánamo con la tecnica del “waterboarding“, ossia la tortura dell’annegamento simulato. Questo processo, tuttavia, non accoglierà prove o testimonianze estorte sotto tortura e, secondo gli avvocati degli imputati, potrebbe durare anni.

– Dieci anni di Guantánamo

nell’immagine, Khalid Sheikh Mohammed ieri durante il processo con il suo avvocato David Nevin (JANET HAMLIN/AFP/GettyImages)