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  • giovedì 22 Marzo 2012

Romney è una lavagna magica?

L'ultimo guaio della campagna elettorale del candidato favorito alle primarie repubblicane è un temerario paragone con un giocattolo

La campagna elettorale di Mitt Romney, candidato favorito alle primarie repubblicane, si è arricchita ieri di un’altra frase sballata e dannosa, dopo quelle in cui si era maldestramente definito «non interessato alle persone molto povere» e desideroso di «essere capace di licenziare le persone». Stavolta il guaio lo ha fatto Eric Fehrnstrom, il principale stratega politico di Mitt Romney, al quale durante un’intervista televisiva era stato chiesto se il suo candidato corresse il rischio di spostarsi troppo a destra durante queste primarie, inibendosi così il voto dei moderati in vista delle elezioni di novembre. Fehrnstrom ha risposto così.

«Tutto cambia. È come una lavagna magica, la scuoti e si ricomincia da zero»

Fehrnstrom ha paragonato quindi Romney e la sua campagna elettorale a quella che in inglese si chiama “Etch a Sketch“, in Italia nota come Linearama o semplicemente lavagna magica, un giocattolo su cui si disegna ruotando delle manopole ma niente è permanente, perché basta scuotere per cancellare tutto e ricominciare da capo. Il tutto riguardo un candidato che è accusato da anni, ormai, di non avere delle posizioni politiche definite, di aver cambiato idea su tutto e di essere pronto a farlo ancora pur di vincere le elezioni.

I rivali di Romney, infatti, si sono tuffati sulla frase. Nel giro di poche ore, racconta il New York Times, i democratici hanno inviato email ai loro sostenitori facendo sarcasmo su quanto accaduto, mentre sia Newt Gingrich che Rick Santorum, i principali avversari repubblicani di Romney, hanno portato e mostrato il giocattolo durante i loro comizi. «La lavagna magica è un giocattolo fantastico ma una strategia perdente», ha scritto su Twitter Newt Gingrich. Poi ha aggiunto, durante un comizio, mostrando la lavagnetta: «Ho intenzione di fare cose che durino più di questa».

foto: AP Photo/The Daily American Republic, Paul Davis