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  • mercoledì 14 marzo 2012

Chi era Giangiacomo Feltrinelli

Enrico Deaglio sul Secolo XIX racconta "una specie di fiaba", la storia dell'editore e militante comunista che morì quarant'anni fa

Quarant’anni fa, il 14 marzo del 1972, Giangiacomo Feltrinelli morì mentre si trovava su un traliccio dell’ENEL per provocare un black-out a Milano. Feltrinelli era un militante del PCI, appartenente a una ricchissima famiglia della borghesia milanese e fondatore di una casa editrice popolare che diffondeva le idee di Marx e Che Guevara. Enrico Deaglio sul Secolo XIX racconta la sua storia inserendola nel clima culturale e politico degli anni Settanta.

Dal momento che sono passati quarant’anni, bisogna dire una cosa come premessa. Questa storia – Giangiacomo Feltrinelli, il traliccio di Segrate, Che Guevara, piazza Fontana – appartiene a un’Italia che non c’è più e che, forse anche giustamente, non viene più raccontata ai figli e ai nipoti. Per cui prendetela come un racconto fantastico, una specie di fiaba.

Io mi ricordo benissimo che – era il marzo del 1972 – il Corriere della Sera pubblicò una fotografia in prima pagina, sfocata. Si vedeva un traliccio dell’Enel, alla periferia di Milano, e sotto un cadavere. “Cadavere di uno sconosciuto” che voleva far saltare il traliccio e tagliare la luce a Milano. Però mia zia, che era un tipo strano (e aveva anche avuto un piccolo ictus), guardò la foto e disse: “È Feltrinelli”. Non ho mai capito come le fosse venuto in mente, ma aveva ragione. Secondo me, le persone anziane, specie se hanno avuto un piccolo ictus, vedono cose che noi non vediamo. Per esempio, nella foto il cadavere non aveva i baffi; ma mia zia disse proprio così: «Mettigli i baffi e vedi che è Feltrinelli».

Un giorno o due dopo, non ricordo, la polizia –per l’esattezza il commissario Luigi Calabresi, che si occupava della violenza politica in città – comunicò che l’uomo trovato morto sotto il traliccio era il famoso editore Giangiacomo Feltrinelli, di 46 anni, milanese, miliardario comunista, amico di Fidel Castro. Dissero che l’editore era da alcuni mesi “entrato in clandestinità” e che era morto mentre progettava un gesto terroristico.

Molti non credettero a questa versione. Dissero che Feltrinelli era stato assassinato, portato sul traliccio drogato, ucciso dalla Cia. Ma, in buona sostanza, come si capì dall’inizio, le cose erano andate proprio così. Feltrinelli era salito sul traliccio dell’Enel per collocarvi una carica esplosiva e provocare un black out a Milano, ma era rimasto vittima di un incidente sul lavoro. Se però l’azione fosse andata in porto, una radio clandestina (“Radio Gap”) avrebbe diffuso la notizia e fornito le motivazioni del gesto: una protesta contro il congresso del Pci in corso di svolgimento a Milano, della sua linea morbida e della sua indifferenza contro gli evidenti preparativi di un colpo di Stato fascista in Italia.

(Continua a leggere sul sito del Secolo XIX)

(AP-Photo)

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