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  • martedì 13 Marzo 2012

Costa Concordia, identificati 7 corpi

A due mesi dal naufragio proseguono le operazioni, un gruppo di passeggeri sta avviando una mega-causa, i gabbiani "aspettano i gamberetti"

15.00 – La prefettura di Grosseto ha confermato l’identificazione delle ultime sette persone ritrovate a bordo della Concordia, un’italiana, tre tedesche e due francesi.

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Le operazioni di svuotamento delle cosiddette “acque nere”, le sostanze inquinanti e gli idrocarburi ancora nella sala macchine della Concordia, sono riprese ieri dopo due giorni di interruzione a causa del maltempo. Il monitoraggio dell’ente per la protezione ambientale della Toscana ha dato anche ieri risultati positivi, rassicurando sia sulla stabilità del relitto che sullo stato delle acque circostanti.

Ci sono novità invece sul fronte dei risarcimenti ai passeggeri, con particolare riferimento a quelli che non hanno accettato i circa 15.000 euro stabiliti pochi giorni dopo il naufragio da Costa Crociere e molte associazioni per la tutela dei consumatori. Una dozzina di passeggeri tedeschi, ha scritto la Sueddeutsche Zeitung, ha intenzione di fare una causa milionaria negli Stati Uniti e direttamente alla Carnival, la società che controlla Costa Crociere. I passeggeri chiederebbero 100 mila dollari per la sola presenza a bordo, tra i 300 mila e i 700 mila dollari per risentimenti fisici o psichici, fino ai 5 milioni per i parenti di chi è morto. L’avvocato che rappresenta questi passeggeri ha invitato altri ospiti della Concordia a farsi avanti promettendo che non si farà pagare alcuna parcella e “solo in caso di vittoria”, scrive l’ANSA, “tratterrà una percentuale sull’indennizzo, compresa tra il 35-40%”.

Intanto oggi sono due mesi esatti dal giorno del naufragio della Concordia. Enrico Aosio è andato al Giglio e ha raccontato lo stato delle cose sull’isola per l’Espresso.

La buona notizia, ripete Gabrielli, è che l’85 per cento del carburante, su quasi 2 mila tonnellate stimate nei 17 serbatoi, è stato estratto senza danni: “La minaccia ambientale è scongiurata”. Clini illustra il decreto rotte appena firmato: regole severe per la navigazione in sicurezza nelle zone vulnerabili. Come l’Arcipelago toscano, la Laguna di Venezia. I gigliesi sono preoccupati, ma nessuno sbraita. Ascoltano, pazienti, parlano in bell’italiano. Uno chiama Gabrielli “il buon comandante, e noi la ciurma”. Ma un altro: “Siamo stati salvatori, ora vorremmo essere salvati”. Che la Concordia sarà raddrizzata e rimorchiata non è ancora una certezza. Un anno di cantiere vorrebbe dire acque sporche, il porto poco agibile ai turisti, la stagione rovinata. Anche se la barcaiola Franca è ottimista: “A noi ci sporca più l’Ombrone” (è il fiume che sfocia sotto Grosseto). “Per fortuna noi c’abbiamo le correnti buone”.

Per fortuna. L’Arpat, l’ente regionale di protezione ambientale che tutti i giorni analizza le acque, con risultati molto buoni, ha chiesto a un gigliese di pescare vicino al relitto, per esaminare anche il pesce. A occhio nudo, le acque sono trasparenti: nel porto potresti farci il bagno. Le barriere gialle galleggianti hanno impedito che i detriti arrivassero a terra. Una mattina, con la foschia che qui chiamano il caligo, i gabbiani galleggiano placidi accanto ai pontili. “Buon segno”, spiega un marittimo: “Aspettano i gamberetti”.

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foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images