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  • venerdì 9 Marzo 2012

È finita la caccia giapponese alle balene

La flotta è tornata indietro: la stagione è stata un insuccesso, anche grazie alle azioni degli ambientalisti

L’Agenzia per la pesca giapponese ha annunciato che la stagione della caccia alle balene è finita questa settimana. La flotta si è diretta verso il Giappone abbandonando le acque dell’Oceano Antartico, dopo aver ucciso 266 balenottere minori e una balenottera comune. La flotta ha ucciso meno di un terzo dei 900 esemplari a cui era stata fissata la quota annuale per la stagione, che era iniziata a metà dicembre. Un funzionario dell’agenzia governativa giapponese ha detto all’agenzia di stampa AFP che “la pesca è stata minore del previsto a causa di fattori tra cui le condizioni climatiche e gli atti di sabotaggio da parte degli attivisti”.

La caccia alle balene con fini commerciali è stata bandita attraverso accordi internazionali, ma da 25 anni il Giappone continua a praticarla nascondendosi dietro il pretesto della ricerca scientifica e accordando a una sua flotta di pescherecci (piuttosto datata e malmessa) di condurre “ricerche legali” su centinaia di esemplari.

Diversi gruppi ambientalisti si oppongono alla pratica giapponese della caccia alle balene. Nella stagione di pesca tra il 2010 e il 2011, vennero uccisi dalle baleniere giapponesi solo 172 esemplari a causa delle pressioni e delle azioni degli ambientalisti: tra i più attivi c’è il gruppo Sea Shepherd, con sede negli Stati Uniti, che quest’anno ha seguito per migliaia di chilometri la flotta giapponese e ha provato a sabotare le navi per impedire materialmente che avvenisse la caccia. Un suo rappresentante ha detto che le azioni sono state un “grande successo”.

La vita dei difensori di balene, le storie e le foto degli attivisti di Sea Shepherd

foto: AP Photo/Sea Shepherd, Gary Stokes