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  • lunedì 5 Marzo 2012

Le proteste di oggi a Mosca

Migliaia di persone hanno manifestato contro Vladimir Putin e più di 500 sono state arrestate: il racconto dell'inviato del Post

di AUGUSTO COME

Circa 20 mila persone sono scese in piazza oggi a Mosca per protestare contro il risultato delle elezioni presidenziali. Se le manifestazioni che si sono susseguite durante gli ultimi mesi si sono sempre svolte senza incidenti, il clima è subito apparso molto teso oggi in piazza Pushkinskaya.

La piazza, che va dal lugubre edificio brezhneviano del cinema “Rossya” al celebre monumento a Pushkin, era stata completamente accerchiata dalla polizia antisommossa e dall’esercito. Mezzi pesanti, camion e transenne bloccavano l’accesso ai manifestanti che venivano fatti passare uno a uno sotto una ventina di metaldetector e sottoposti a una rapida perquisizione. Tutto intorno alla piazza barricata è subito cresciuto il malumore tra i manifestanti che intonavano cori di protesta, intimando le forze dell’ordine a lasciarli entrare in piazza. Alcuni elicotteri sorvolavano la piazza.

(Le foto delle proteste a Mosca e a San Pietroburgo)

«Pare che si preparino allo scontro aperto» ha commentato Vladimir, taxista in pensione «Speriamo che non perdano completamente la testa. Se cedono alla tentazione della repressione qua finisce malissimo». Tuttavia non era soltanto la militarizzazione della piazza a creare un’atmosfera pesante, ma anche il crescente sentimento di malumore tra i manifestanti che, all’indomani della tornata elettorale, nella quale Putin si è assicurato un nuovo mandato presidenziale, erano più arrabbiati che mai.

«Govariukhin (il coordinatore della campagna elettorale di Putin) ci ha accusato di essere la merda della nazione. E invece ne siamo la minoranza illuminata, che non accetta di vivere in un paese dove i cittadini sono quotidianamente umiliate da un potere spudorato. Mi fanno tutti schifo: Putin, la sua cricca e questo paese di servi!» gridava Nastya, giornalista di Bolshoi Gorod, giornale molto celebre tra i giovani moscoviti.

Vasilisa, giovane attrice del teatro PRAKTIKA, crede che il problema di fondo non siano i brogli elettorali: «Golos e altre organizzazioni hanno dichiarato che Putin avrebbe vinto lo stesso in elezioni corrette, magari con un 10 per cento di consensi in meno. Ma di cosa stanno parlando? Non si può ridurre il processo elettorale al giorno del voto. Viviamo in un regime dove propaganda, clientelismo e un sistema politico asfittico falsano i risultati molto di più che qualche decine di migliaia di schede false».

Aleksey, broker di quarant’anni, ha boicottato le elezioni ed è convinto che la sola alternativa sia la piazza: «Privati del diritto di esprimerci in elezioni libere, non ci resta che questa forma di lotta. E l’abbracceremo ad oltranza». Secondo lui il movimento non si affievolirà, al contrario, è sicuro che la primavera sarà caldissima.

Sul palco comincia il carosello dei discorsi dei leader liberali, comunisti e nazionalisti. Il solito mix incredibilmente variegato, dove l’oligarca Pokhorov sta a braccetto con i comunisti più radicali. Ad ogni protesta gli slogan urlati si fanno sempre più furiosi, il tono sempre più perentorio: «I ladri devono stare in prigione, Putin deve stare in prigione» scandisce dal palco Udalzov, leader del Fronte di Sinistra. Invita tutti a occupare la piazza fino a che Putin non se ne sarà andato dal Cremlino. «E’ giunto il momento di cominciare una lunga campagna di disobbedienza civile!».

Yashin, stella nascente di Yabloko, partito liberal-ecologista escluso dalla corsa per le presidenziali, ironizza sulla commozione di Putin durante la celebrazione della vittoria elettorale: «Le lacrime di Putin sono lacrime di paura. Guardatevi attorno: la città è occupata militarmente. Contro chi preparano la guerra, contro chi si apprestano a combattere? Un presidente legittimo non difende così una vittoria onesta».

Come sempre è Navalny il più applaudito. Il leader liberal-nazionalista e paladino della lotta alla corruzione sprona la folla a non arrendersi: «La lotta continua. Perché il potere siamo noi!», ed è accolto da un boato.

Alla fine della manifestazione migliaia di persone si riuniscono di fronte al palco e dentro la grande fontana ghiacciata, facendo cerchio attorno a Yashin, Navalny e Udalzov, decisi a occupare la piazza ad oltranza. Tutto attorno, rumori di sirene e il gracchiare degli altoparlanti si fanno sempre più insistenti. La polizia intima alla gente di andarsene, minacciando di usare la forza, mentre i manifestanti invitano le forze dell’ordine a unirsi alla protesta.

I più informati assicurano che la polizia ha già fermato decine di persone attorno alla piazza. Tra il fumo dei fumogeni comincia un parapiglia generale: la polizia comincia ad arrestare i manifestanti. Alcuni scappano altri fanno resistenza passiva. I tre leader vengono trascinati a forza su un autobus. Per le strade di Mosca ci sarà movimento fino a notte inoltrata, con gruppi di manifestanti che tenteranno di inscenare cortei non autorizzati e di occupare nuovamente la piazza Pushkinskaya.

Il bilancio della giornata è di più di 500 fermi a Mosca e Pietroburgo, dove sono stati segnalati scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Ma la sensazione è che non sia finita qui. Nemzov, uno dei leader liberali ha già annunciato battaglia: «Le violenze sono un barbaro tentativo di terrorizzarci che fallirà miserabilmente».

(Nella foto: la manifestazione a Mosca, AP Photo/Misha Japaridze)