Il congresso dei Giovani Democratici

L'organizzazione giovanile del Partito Democratico sceglierà il suo nuovo segretario alla fine di marzo (e senza fare le primarie)

di Federico D'Ambrosio e Stefano Poggi

I Giovani Democratici sono l’organizzazione giovanile del Partito Democratico e sono una delle più grandi organizzazioni giovanili italiane: nel 2011 hanno dichiarato circa 48.000 iscritti, tutti fra i 14 e i 29 anni. Proprio questi 48.000 iscritti sono chiamati, in queste settimane, a partecipare al loro primo congresso nazionale e scegliere il loro prossimo segretario.

Che cosa sono i Giovani Democratici
I Giovani Democratici nascono ufficialmente il 21 novembre 2008, un anno dopo il Partito Democratico, con delle elezioni primarie aperte a tutti gli italiani tra i 14 e i 29 anni. Votarono in 121.623 e fu eletto segretario con il 72 per cento dei voti Fausto Raciti, già a capo della Sinistra Giovanile (l’organizzazione giovanile dei Democratici di Sinistra), battendo la radicale Giulia Innocenzi, che ottenne il 12 per cento dei voti e oggi è nota soprattutto per la sua collaborazione ai programmi televisivi di Michele Santoro. I Giovani Democratici aderiscono allo IUSY (l’Internazionale delle giovanili socialiste e progressiste) ma non all’ECOSY (l’Organizzazione giovanile dei socialisti europei), a cui però hanno diritto di tribuna tramite il “guscio vuoto” della Sinistra Giovanile, ancora membro a pieno diritto.

I Giovani Democratici non concorrono direttamente a nessuna carica elettiva pubblica, se non individualmente all’interno delle liste del PD: la loro attività politica si incentra quindi quasi esclusivamente su campagne tematiche relative a questioni che interessano direttamente le persone tra i 14 e i 29 anni. E quindi soprattutto la scuola: i Giovani Democratici dispongono di due associazioni studentesche collaterali, la Federazione degli Studenti per gli studenti medi e la Rete Universitaria Nazionale per gli studenti universitari.

Il congresso
Come previsto dallo Statuto nazionale, questa primavera si terrà il primo congresso nazionale dell’organizzazione, con un rinnovo a tutti i livelli degli organi dirigenti. Secondo un primo regolamento votato all’unanimità dalla direzione nazionale, il congresso avrebbe dovuto tenersi secondo la forma della “tesi emendabile”: un documento unico, proposto dalla segreteria nazionale ed emendabile dai vari livelli territoriali dell’organizzazione fino al livello nazionale. Il segretario nazionale sarebbe stato poi eletto dal congresso, i cui delegati sarebbero stati eletti in modo del tutto scollegato dalle discussioni sulla tesi. Entro tre giorni dalla presentazione della tesi del segretario uscente, almeno un terzo della direzione nazionale avrebbe potuto chiedere la possibilità di fare il congresso per mozioni: ognuna legata a un candidato, eletto segretario direttamente se la mozione in suo sostegno avesse ricevuto una maggioranza assoluta.

Questo regolamento ha suscitato parecchie critiche, soprattutto nelle aree del partito più lontane dal segretario uscente, Fausto Raciti. Brando Benifei, 26 anni, ligure, consigliere provinciale del PD a La Spezia e vicepresidente dell’Ecosy, ha fatto ricorso alla Commissione di garanzia del PD e questa ha modificato il regolamento permettendo la presentazione di tesi alternative. A differenza delle “tesi emendabili”, le “tesi alternative” prevedono che a ogni tesi sia collegata una lista di candidati delegati al congresso. Successivamente un altro intervento della Commissione ha posticipato i termini e le date del congresso, correggendo il regolamento per renderlo più compatibile con un congresso ormai molto simile a un congresso a mozioni. Nemmeno il regolamento finale, comunque, prevede un’indicazione palese del candidato segretario collegato a ogni tesi. Ma i candidati, che sono due, sono comunque ufficiosamente collegati alle due tesi. Ah, niente primarie.

Perché niente primarie?
Può sorprendere che la selezione della classe dirigente dei Giovani Democratici non avvenga tramite l’uso delle primarie, da molti visto come il “mito fondativo” del Partito Democratico (il cui segretario, infatti, è eletto con le primarie). Già le primarie del 2008 vennero digerite dall’allora Comitato promotore nazionale dei Giovani Democratici solo grazie alle pressioni di Walter Veltroni, allora segretario del PD, che minacciò di “staccare la luce” nel caso queste non si fossero tenute. L’esperienza delle primarie del 2008 ha lasciato molte perplessità in moltissimi militanti e dirigenti dei Giovani Democratici, che non sono un’organizzazione che concorre alle elezioni: alla fine si presentarono ai seggi quasi esclusivamente gli iscritti, che sarebbero stati comunque consultati in un congresso, e nei luoghi in cui gli organi dirigenti erano contesi da più gruppi andarono a votare più gli amici e i parenti dei candidati che chi era realmente interessato alla politica.

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