• blog
  • venerdì 24 Febbraio 2012

Homs brucia

Per molti mesi, scorrendo le agenzie fotografiche in cerca di materiale dalla Siria, abbiamo trovato quasi niente. Le città al centro delle rivolte erano isolate, i giornalisti e i fotografi sul posto erano pochissimi, l’esercito dei ribelli era debole, disorganizzato e non era in grado di dare protezione ai giornalisti interessati a seguire le rivolte sul fronte dei rivali di Assad. Da qualche settimana a questa parte le cose sono cambiate, diversi giornalisti stranieri sono riusciti a entrare in Siria, l’esercito ribelle si è dato una qualche forma di organizzazione, iniziano ad arrivare molte più foto e testimonianze, e sono davvero una galleria degli orrori tra cui è complicato e doloroso muoversi, come ha raccontato Jonathan Littell (e muoiono più giornalisti, sì).

Queste due foto sono di qualche giorno fa, una è stata scattata via satellite e un’altra a terra. Mostrano l’oleodotto di Baba Amr, nei dintorni di Homs, che brucia dopo un bombardamento del regime. Non sono niente, rispetto al resto che si vede, ma hanno una loro simbolica efficacia.

Un'immagine satellitare dell'oleodotto bombardato nel quartiere di Bab Amr, a Homs, dai soldati siriani, 15 febbraio 2012 (AP Photo/DigitalGlobe)

L'attivista siriano Khaled Abu-Salah davanti a un oleodotto bombardato dalle truppe siriane nel quartiere di Baba Amr, a Homs, il 15 febbraio 2012 (AP Photo/Local Coordination Committees in Syria, File)

Le foto si ingrandiscono con un clic.

TAG: ,