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  • venerdì 17 Febbraio 2012

L’Iran è dietro le bombe di Bangkok?

La polizia thailandese ha arrestato tre iraniani e ha detto che le bombe esplose martedì volevano colpire dei diplomatici israeliani

Martedì 14 febbraio sono esplose tre bombe a pochi minuti di distanza l’una dall’altra in un’area residenziale vicina al centro di Bangkok, in Thailandia. Gli obiettivi, secondo la polizia thailandese, erano due diplomatici israeliani. Dopo gli attentati sono state individuate come responsabili quattro persone di nazionalità iraniana: due di loro sono state arrestate e si trovano in carcere a Bangkok, un terzo uomo è stato fermato in Malesia mentre cercava di prendere un volo per l’Iran e una donna, che avrebbe preso in affitto la casa di Bangkok dove abitavano gli attentatori, è riuscita a fuggire e si troverebbe a Teheran.

Nella prima esplosione, avvenuta dentro una casa alle ore 14.00, è rimasto ferito anche uno degli attentatori, Saeid Moradi: uscito per la strada, ha cercato di salire su un taxi e quando il conducente si è rifiutato ha lanciato una seconda bomba contro l’auto. È poi scappato a piedi inseguito dalla polizia e ha cercato di gettare un’altra bomba che però gli è scoppiata tra le gambe, amputandogliele. Il capo della polizia thailandese Priewpan Damapong ha collegato gli attentati di Bangkok alle due esplosioni contro le forze diplomatiche israeliane avvenute il giorno prima a Nuova Dehli, in India, e a Tiblisi in Georgia, spiegando che le bombe utilizzate erano simili tra loro.

Dopo gli attentati in India e Georgia, il premier israeliano Benjamin Netanyahu aveva immediatamente accusato l’Iran e Hezbollah (l’organizzazione terroristica di ispirazione musulmana sciita) di essere dietro agli attentatori: «L’Iran è il più grande esportatore di terrore nel mondo» aveva detto Netanyahu. E oggi è stato il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, in visita a Singapore, ad accusare l’Iran dicendo che gli attacchi di Bangkok sono «un esempio del modo in cui l’Iran e i suoi alleati continuano ad agire usando il terrore». Teheran, ancora una volta, ha negato ogni coinvolgimento.