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  • giovedì 9 Febbraio 2012

La condanna di Baltasar Garzón

Il più popolare e controverso magistrato spagnolo è stato condannato per aver disposto delle intercettazioni illecite, e la sua carriera praticamente finisce qui

Il magistrato spagnolo Baltasar Garzón è stato condannato per avere effettuato illegalmente delle intercettazioni. Garzón è il più famoso e popolare magistrato spagnolo, famoso soprattutto perché nel 1998 spiccò un mandato di cattura per l’ex dittatore cileno Augusto Pinochet. Garzón è stato interdetto dalle professioni giuridiche per 11 anni e non potrà fare appello: la sentenza, dice la BBC, di fatto mette fine alla sua carriera di magistrato. I suoi sostenitori hanno manifestato fuori dal tribunale e dicono che le accuse nei suoi confronti sono motivate politicamente.

Il procedimento in questione era iniziato il 17 gennaio dell’anno scorso ed è relativo a quando Garzón ordinò delle intercettazioni telefoniche nel cosiddetto “caso Gurtel”, un’inchiesta su una presunta rete di corruzione tra il Partito Popolare spagnolo e importanti imprenditori. Garzón nel 2009 fece intercettare le telefonate fra i detenuti, accusati di corrompere i politici, e i loro avvocati. La legge spagnola prevede che le intercettazioni telefoniche possano essere disposte senza troppi cavilli soltanto in casi di terrorismo, ed è più vaga quando si parla di utilizzarle in inchieste di altro genere. Il tribunale ha considerato illegittimo l’uso delle intercettazioni di Garzón. La sentenza è stata votata all’unanimità dai sette giudici della Corte Suprema spagnola.

Baltasar Garzón è coinvolto in altri due casi giudiziari. Il primo e più celebre è cominciato due settimane fa e lo vede accusato di abuso di potere nell’ambito di un’inchiesta sui crimini e le violazioni dei diritti umani commessi durante la Guerra civile spagnola (1936-1939) e la dittatura del generale Francisco Franco. Garzón è accusato di aver violato l’amnistia proclamata nel 1977, che blocca le indagini sui crimini commessi fino al 1976 durante il regime franchista. Nel 2008 Garzón aveva ignorato questa legge e aveva aperto per la prima volta in Spagna un’inchiesta sulla morte di 114mila persone durante il regime di Franco, ordinando anche la riesumazione di numerosi cadaveri, molti di questi ancora nelle fosse comuni e senza degna sepoltura. La sua decisione aveva creato molto scalpore nel paese e nel 2009 ha provocato la denuncia nei suoi confronti da parte del sindacato di destra “Manos Limpias”, Mani Pulite. Garzón sostiene che l’amnistia sui crimini del franchismo non gli impedisce di indagare sui reati contro l’umanità denunciati negli anni dai familiari delle vittime e da varie associazioni. Non la pensano così i suoi critici e accusatori, che considerano Garzón un magistrato “di sinistra” e poco rispettoso delle leggi, che si accanisce contro i conservatori e il passato della Spagna.

Nel secondo procedimento, che non è ancora iniziato, Garzón è accusato di corruzione, in quanto nel 2006 avrebbe insabbiato un procedimento nei confronti del presidente del Banco Santander, Emilio Botín, perché la stessa banca gli aveva sponsorizzato un ciclo di lezioni tenute alla New York University tra il 2005 e il 2006.

foto: JAVIER SORIANO/AFP/Getty Images