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  • sabato 14 Gennaio 2012

Ahmadinejad in America Latina

Il presidente iraniano ha concluso la sua visita di cinque giorni in Venezuela, Cuba, Nicaragua e Ecuador: che cosa ci è andato a fare (e le immagini)

Il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha terminato ieri sera il suo tour di cinque giorni in America Latina. Le tappe del viaggio sono state Venezuela, Cuba, Nicaragua e Ecuador. L’obiettivo di Ahmadinejad era chiaro: consolidare le alleanze di lunga data con paesi ostili agli Stati Uniti e dimostrare al mondo che l’Iran non è solo nella sua battaglia per dotarsi della tecnologia nucleare. Il viaggio di Ahmadinejad, considerato una provocazione dagli Stati Uniti, si è svolto secondo la tabella di marcia prestabilita e senza intoppi, nonostante gli avvertimenti degli Stati Uniti nei confronti dei paesi sudamericani in questione e la recente uccisione dello scienziato nucleare iraniano Mostafa Ahmadi Roshan, avvenuta proprio durante il viaggio di Ahmadinejad. Un omicidio mirato per il quale l’Ayatollah Ali Khamenei ha dato la colpa alla Cia e al Mossad, i servizi segreti rispettivamente di Stati Uniti e Israele.

L’ultima tappa di Ahmadinejad è stata la capitale ecuadoregna Quito, dove è stato accolto dal presidente Rafael Correa e una folla festante in suo onore. Il presidente iraniano ha detto che «le sanzioni e l’embargo non avranno alcun effetto sull’Iran», mentre Correa ha messo in guardia gli Stati Uniti, paragonando la crisi iraniana alla guerra in Iraq del 2003: «Anche in quella circostanza si è poi scoperto che le armi di distruzione di massa non c’erano. Come si fa a non imparare dalla storia e soprattutto da questa recente, dolorosa storia?». L’Ecuador è stato l’unico paese insieme a Cuba a non votare l’ultima risoluzione dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) contro il programma nucleare dell’Iran.

A Cuba, invece, Ahmadinejad ha incontrato Fidel e Raúl Castro e in un discorso all’Università dell’Avana ha lanciato un duro attacco contro il «capitalismo e l’imperialismo». Secondo il quotidiano del Partito comunista cubano Granma, Raúl Castro e Ahmadinejad avrebbero ratificato «l’impegno di entrambi i paesi alla difesa della pace e del diritto di tutti gli stati all’uso pacifico del nucleare». In Venezuela, invece, Ahmadinejad e Hugo Chávez hanno scherzato sulla bomba atomica e sui «missili puntati verso Washington». In Nicaragua, infine, il presidente iraniano ha partecipato alla cerimonia di insediamento del presidente Daniel Ortega, al suo terzo mandato.

Il programma nucleare dell’Iran (che Teheran sostiene di sviluppare puramente per scopi pacifici) non si ferma, nonostante le minacce di Stati Uniti, Unione Europea e Israele. Per questo, la tensione è salita sempre di più tra questi paesi. Gli Stati Uniti e l’Unione europea (il 23 gennaio si incontreranno i ministri degli Esteri europei a questo proposito) vogliono inasprire le sanzioni all’Iran, vietando agli stati di avere rapporti con la Banca Centrale di Teheran: di fatto sarebbe una sorta di embargo petrolifero, visto che le transazioni legate al business del petrolio passano per la Banca Centrale iraniana. Una mossa che però potrebbe avere delle ripercussioni pesanti per la stessa Europa, dal momento che tra i principali importatori del greggio iraniano ci sono proprio alcuni dei paesi economicamente più in difficoltà come la Grecia, l’Italia e la Spagna. L’Iran, nei giorni scorsi, aveva minacciato addirittura di bloccare lo Stretto di Hormuz, crocevia fondamentale del traffico petrolifero. Nonostante Stati Uniti e Iran non abbiano rapporti diplomatici ufficiali, secondo il New York Times Obama avrebbe già dato un ultimatum all’Ayatollah Ali Khamenei, avvertendolo che bloccare lo stretto sarebbe una provocazione inaccettabile e che, di conseguenza, provocherebbe una reazione militare da parte degli Stati Uniti.

Foto: AP/Dolores Ochoa